I colleghi del carcere «Una camera ardente per salutare Rocco»
«Era un ragazzo splendido, il figlio che ogni padre vorrebbe» Dopo la tragedia, indagini della procura per omicidio stradale
Parlano a fatica, di quel giovane collega che non c’è più, Mario Rocco Santoro, il 32enne agente di polizia penitenziaria in servizio al Nucleo traduzioni piantonamenti del carcere cittadino: «Lavoravamo fianco a fianco da tre anni, era un ragazzo splendido - dice un collega più anziano - e tutti, ma proprio tutti dicevano che Rocco era il figlio che ogni padre avrebbe voluto avere». Santoro è rimasto vittima di un incidente stradale, con la sua moto, domenica mattina, avvenuto sulla via Porrettana nei pressi di Montalbano.
Indagini della procura
E ora la procura, come da prassi, sta svolgendo le indagini per omicidio stradale a carico del conducente dell’auto contro cui Santoro si è scontrato. Conducente che si era immesso da una strada secondaria sulla Porrettana mentre Santoro a bordo della sua Kawasaki 1000 arrivava e gli è stato impossibile evitare lo scontro. La procura ha ordinato gli accertamenti medico legali necessari e acquisito le relazioni della Polizia locale per chiarire i motivi dello schianto, le esatte responsabilità e poi concedere, svolte tutte le pratiche, il nulla osta per i funerali.
Una cerimonia a Ferrara
«Stiamo valutando se poter fare una cerimonia qui a Ferrara per salutare Rocco, tutti noi suoi colleghi - informavano ieri dal carcere - Una cerimonia che si potrebbe celebrare qui all’interno dell’istituto e poi la salma verrà trasferita in provincia di Potenza, suo paese d’origine».
E proprio da Potenza sono arrivati i familiari di Rocco Santoro, gli anziani genitori e i fratelli, per seguire le pratiche burocratiche mentre cordoglio e vicinanza continuano con un abbraccio collettivo da parte di tutta la “famiglia” del carcere cittadino.
«Viveva accasermato, da tre anni, era uno di noi, tutta una famiglia», lo ricordano i colleghi con le parole che si fermano: «Viveva per il suo lavoro qui dentro e per la sua passione, la moto. Era un appassionato prudente, lo vedevamo partire vestendosi con le protezioni, e quando era in moto rispettava gli altri e se stesso. Domenica mattina, però, non è bastato». —
D.p.
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