Nessun ultimo saluto per chi muore al Delta «All’ospedale di Cona è invece permesso»
Al Sant’Anna sì alla camera ardente se il defunto è negativo al Covid Resta bloccata la situazione a Lagosanto ma anche all’hospice
il caso
L’ultimo saluto al caro estinto è un rito inviolabile, sacro, purtroppo ridimensionato dall’epidemia da coronavirus, le cui conseguenze sono ancora oggi tangibili, in materia di trattamento delle salme. È tuttavia venuta a crearsi una disparità di trattamento tra i pazienti deceduti con tampone negativo all’ospedale di Cona e quelli deceduti all’Ospedale del Delta ed è su questo differente modus operandi che Enrico Zanellato, titolare di un’impresa di onoranze funebri accende i riflettori.
cosa succede
Dal 4 maggio, seppur con una serie di limitazioni, cessato il lockdown, sono riprese le celebrazioni dei riti funebri, ma «solo a Cona i defunti con tampone negativo possono ricevere l’ultimo saluto dai parenti a cassa aperta e con l’allestimento della camera ardente, mentre coloro che muoiono all’ospedale del Delta o all’hospice di Codigoro, anche con tampone negativo, non possono essere vestiti e devono seguire l’iter riservato alle salme con tampone positivo».
le motivazioni
L’incongruenza è stata segnalata dalle imprese funebri alla direzione sanitaria dell’ospedale di Valle Oppio, ma «non si comprende per quale motivo – prosegue Zanellato –, mi è stato risposto che al momento le norme sono quelle e vanno rispettate, sino a diverse disposizioni». In sostanza, all’ospedale del Delta permane il divieto di manipolare cadaveri, anche nel caso di persone non colpite da coronavirus e prima del rito funebre queste vengono avvolte in lenzuoli imbevuti di soluzione disinfettante, alla stregua delle salme di coloro che invece sono risultati positivi al tampone. La situazione si complica, perché «ci sono operatori che in ospedale non sono a conoscenza di queste norme e indicano alle famiglie – aggiunge Zanellato – di procurarsi gli indumenti per la vestizione delle salme, ma quando i familiari si rivolgono a noi, siamo poi tenuti a specificare che, purtroppo, le cose non stanno così e che probabilmente c’è stato un fraintendimento. Mi preme evidenziare – sottolinea Zanellato – che non siamo noi a non voler vestire i defunti, ma che dobbiamo attenerci a regole ben precise».
le modalità
Ma non è tutto, perché di sovente, proprio per andare incontro alle richieste o alle legittime aspettative delle famiglie di poter tributare, come si deve, l’ultimo saluto al caro estinto, le salme delle persone decedute a Cona e non affette da coronavirus, vengono lasciate nella camera mortuaria interna, dove è ammesso l’allestimento della camera ardente, a cassa aperta.
In caso contrario, il trasporto dall’ospedale di Cona alle camere mortuarie di Lagosanto o di Comacchio comporterebbe il trattamento delle salme, seppur covid-negative, alla stregua di cadaveri con esito positivo al tampone, comportando così l’impossibilità per i familiari di rendere l’estremo saluto ai congiunti, che non potrebbero vedere i loro cari. Un caso ulteriore è quello riguardante i decessi a domicilio, trattati, in egual misura a Cona, come a Lagosanto come se fossero cadaveri positivi al tampone. Il trattamento riservato a queste salme è analogo all’ospedale di Cona e a quello di Valle Oppio, permangono invece, in mezzo agli interrogativi ancora senza risposta, la diverse modalità di approccio ai cadaveri di persone non colpite da coronavirus. —
KATIA ROMAGNOLI
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