Omicidio Cinzia Fusi I carabinieri in aula: «È arrivato e ha detto di averla uccisa lui»
Ieri mattina la prima udienza dibattimentale in Tribunale Presente anche Cervellati ma non è stato sentito
copparo
Saverio Cervellati, killer di Cinzia Fusi, si è presentato ieri mattina in aula in Tribunale a Ferrara ed è rimasto seduto vicino al suo avvocato Elisa Cavedagna per la prima udienza dibattimentale davanti al presidente della Corte d’assise Piera Tassoni.
l’udienza
Cinque ore in aula per ascoltare gli ufficiali di polizia giudiziaria che hanno eseguito i rilievi: dalla mera attività di indagine alla ricostruzione dello stato del luogo soffermandosi a lungo su quell’ora di vuoto che va da quando il Cervellati ha colpito la vittima uccidendola con un mattarello fino ad arrivare al momento in cui ha chiesto aiuto ai carabinieri.
il racconto
E il primo a trovarsi davanti è stato il carabiniere Antonino Cucchiara: «La mattina del 24 agosto (del 2019, ndr) ero in servizio per normali controlli su strada – ha detto il militare –. Ad un tratto è arrivato Cervellati dicendo solo “Ho ucciso mia moglie” . Così ci siamo precipitati in quel garage. Sono stato io ad entrare, ho visto il corpo di Cinzia Fusi in una pozza di sangue e intanto avevamo già chiamato i soccorsi». Dalle foto scattate dai carabinieri è emerso che la vittima ha spostato la testa, a dimostrazione che era ancora viva quando è stata portata in ospedale.
Un’agonia lunga circa un’ora ed anche se i periti hanno concordato che la donna non si sarebbe potuta salvare, accusa e difesa ruotano attorno a quei minuti di “vuoto”. Cervellati quella mattina voleva andare al mare e infatti indossava maglietta e pantaloncini. I carabinieri ascoltati, tanto Cucchiara come il tenente Domenico Marletta hanno detto che quando si è presentato davanti a loro «era pulito, vestiti compresi», e questo farebbe pensare che l’assassino si sarebbe cambiato per occultare le prove. «Non è vero – ribadisce l’avvocato Cavedagna –. Lui si è solo lavato le mani, il resto del corpo no e non si è mai sporcato. Ha avuto un’ora per scappare e non l’ha fatto, come avrebbe potuto ripulire quel garage eppure nulla è stato toccato. Anche i vestiti che aveva addosso sono stati trovati esattamente dove li aveva lasciati: si è cambiato la maglietta perché era molto sudato».
la difesa
«È evidente che Cervellati ha agito con la volontà di uccidere e i comportamenti tenuti prima e dopo non danno spazio ad attenuanti – il commento dell’avvocato della famiglia Fusi, Denis Lovison –. Dai tabulati è emerso che le schede telefoniche della Fusi erano intestate a lui e lui ha visto numeri e messaggi di persone che ha poi minacciato, arrivando anche a danneggiare l’auto di un amico della vittima».
«Abbiamo sentito circa 40 persone – ha spiegato Marletta –, siamo partiti dalla persone più vicine alla vittime come gli amici più stretti e i familiari per allargare poi sempre più il cerchio. La prima ad essere sentita è stata la moglie di Cervellati (l’assassino aveva una relazione con la vittima ma non si era mai separato legalmente dalla moglie, ndr) e siamo andati avanti poi per settimane finché il quadro non è stato completato». La prossima udienza lunedì. —
annarita bova
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