Realtà aumentata “Gemelli digitali” per riparazioni e manutenzioni
Sugli Smart glasses si possono scaricare 3D di opere d’arte Le proposte hitech alle aziende della start up “weAR”
Dalla darsena Ferrarese alla scena tecnologica mondiale. È la storia di “weAR”, una startup nata nel 2014 a Ferrara per supportare le aziende nell’implementazione dei propri sistemi digitali grazie all’utilizzo della realtà aumentata. Il fondatore è Emanuele Borasio, nato a New York ma che vive da sempre a Ferrara: dopo un’esperienza accademica pluriennale all’Università di Ferrara, Borasio ha fondato quest’azienda partendo dall’idea di mettere la tecnologia al servizio dei processi industriali.
Le interazioni
«Tra i primi utilizzi che abbiamo fatto della realtà estesa – sottolinea Borasio – c’è quello di semplificare l’interazione tra le persone e i dispositivi digitali, sempre più complessi e interconnessi. Per questo motivo, abbiamo creato una piattaforma che permette agli utenti di visualizzare informazioni virtuali direttamente su oggetti reali, grazie ad una applicazione in realtà aumentata per smartphone e tablet».
Poi la ricerca tecnologica è evoluta ancora e oggi Borasio e il suo team supportano i loro clienti grazie ai “gemelli digitali”. «Creiamo un gemello, totalmente digitale, di una realtà fisica, che potrebbe essere un macchinario, un’automobile, un aeroplano – spiega il manager – Questi due gemelli sono in diretto contatto grazie all’Internet delle cose e ai dati ottenuti dall’intelligenza artificiale. Il gemello è fruibile attraverso dei nuovi device, che possono essere degli smart glasses, occhiali intelligenti che, ad esempio, possono aiutare l’operatore a capire meglio che cosa fare durante le delicate procedure di manutenzione e riparazione di un apparato».
Ma le applicazioni di questa tecnologia sono numerose, con riflessi diretti anche sulla vita delle persone. «Un particolare esempio è stato durante un convegno medico organizzato dall’Università di Torino nel 2019, in cui abbiamo realizzato i contenuti olografici per smart glasses per aiutare i chirurghi a operare meglio, in tempo reale, un paziente». Un’altra applicazione è legata alla fruizione di beni culturali. Come sapete in questo periodo molti accessi ai musei e alle aree di cultural heritage sono state limitate, quindi «abbiamo pensato di portare il bene culturale direttamente nella casa dell’utilizzatore – continua Borasio – Grazie appunto a un visore per la realtà virtuale, voi potete scaricare il vostro modello 3D della vostra opera d’arte, in grandezza naturale, girarci intorno e fruirla come se foste al museo».
banda larga
Il cuore di questa innovazione tecnologica è a Ferrara, ma “weAR”, già pluripremiata a livello internazionale, ha all’attivo collaborazioni con tutto il mondo. «Fino a qualche tempo fa, soprattutto nel nostro settore, era necessario spostarsi da Ferrara, una città bellissima che però soffriva della distanza dai grandi centri più all’avanguardia. Poi, grazie alla banda ultra larga che è arrivata anche qui in città con Open Fiber, c’è stata la svolta - conclude il manager - La mole di dati che analizziamo e che interagiscono tra loro per consentire il corretto funzionamento dei gemelli digitali necessita di un’infrastruttura moderna e all’avanguardia, asset di cui oggi disponiamo e che, inoltre, ci connette in tempo reale con tutto il mondo, dal nostro ufficio o da casa».
La rete interamente in fibra ottica di Open Fiber, la società guidata da Elisabetta Ripa che sta investendo circa 18 milioni di euro sul territorio ferrarese, ha connesso oramai oltre 46mila case (l’obiettivo è arrivare a 52mila), che possono accedere ai servizi digitali di ultima generazione richiedendo l’attivazione agli operatori di telecomunicazioni che sfruttano l’infrastruttura di Open Fiber. —
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