Kiwi, annata critica e produzioni in calo La piante ammalate allarme nei campi
Il punto dei produttori ferraresi: c’è l’incubo della morìa La qualità resta buona soprattutto per i frutti a polpa gialla
L’Italia è leader in Europa nella produzione di kiwi, seguita da Grecia, Spagna, Germania e Polonia. Per il 2020 si prevedono volumi in crescita per l’Italia, soprattutto per il kiwi a polpa gialla le cui produzioni continuano a estendersi. Non altrettanto positivo lo scenario produttivo del kiwi verde per i danni da gelo e per la progressiva perdita di ettari a causa della morìa delle piante.
Nel 2020 in Emilia Romagna gli ettari destinati alla produzione di kiwi sono stati 4.224; con 3.088 ettari, Ravenna è la provincia principale produttrice, seguita da Forlì e Bologna; quarta Ferrara con poco meno di 100 ettari. Nel Ferrarese esistono diverse importanti realtà, una di queste è a Berra, dove è situata l’azienda condotta da Lauro Simeoni, associata a Confagricoltura Ferrara.
I produttori
«Ormai da 18 anni coltivo Kiwi Hayward, attualmente ne ho in produzione circa 5,5 ettari. Fra circa un mese saremo in raccolta, ma si delinea una produzione scarsa e le pezzature rimarranno contenute, a fronte di una qualità molto buona. Le cause di una minor produzione sono riconducibili alle gelate anomale dei primi giorni dello scorso aprile, che hanno colpito i frutteti in una fase alquanto delicata. Tutti i miei impianti sono sotto rete antigrandine – prosegue Simeoni – ma non anticimice, per combattere la quale eseguiamo i trattamenti consentiti dai disciplinari. Fortunatamente sui nostri frutteti non si è abbattuto il problema gravissimo della moria del kiwi, che ha invece colpito pesantemente in alcune regioni del nostro Paese. Lo spettro della morìa delle piante di kiwi si manifesta durante l’estate e il suo decorso è rapidissimo, tanto che nel giro di pochi giorni le piante, sia quelle di varietà a polpa verde che quelle a polpa gialla, avvizziscono completamente con l’apparato radicale distrutto. A quel punto, ai produttori non resta che abbattere i frutteti. L’irrigazione è un aspetto da tenere in grande considerazione, in quanto il kiwi è una delle specie frutticole a più alto fabbisogno di acqua e forse non è un caso che in Emilia-Romagna, dove la gran parte di noi irriga l’actinidia in maniera oculata, la situazione della morìa è al momento sotto controllo. Viviamo con la paura di questa fitopatologia devastante e ad oggi sconosciuta; confido che a breve si scoprano le cause – conclude Lauro Simeoni – anzi le concause scatenanti, prima che anche il nostro territorio venga colpito irrimediabilmente. A questo proposito, ormai da alcuni anni si sta sperimentando l’utilizzo di portainnesti per garantire una maggior resistenza alle piante».
Su questo tema interviene Lorenzo Chiericati, componente della Giunta Esecutiva di Confagricoltura Ferrara: «La morìa del kiwi, fitopatia invisibile e proprio per questo difficile da combattere, da otto anni si è progressivamente diffusa in Italia mettendo in secondo piano la problematica della batteriosi che ha decimato principalmente le varietà a polpa gialla. Le piante di actinidia muoiono all’improvviso e scalarmente all’interno dell’appezzamento durante l’anno. Probabilmente gli effetti del cambiamento climatico (piogge improvvise ed eccessive, sbalzi termici anomali ecc.) , hanno portato a variare quello che è il rapporto tra ossigeno e acqua all’interno del terreno interessato dalle radici, a cui si va ad aggiungere l’azione di funghi o di batteri i quali, deprimendo l’apparato radicale portano al collasso le piante stesse, ipotesi allo studio di esperti del settore. —
Andrea Tebaldi
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