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Costretti a rinunciare all’animale domestico Due i casi quest’anno

La scelta è causata da ragioni di salute oppure dalla povertà Se il padrone è in grado di pagare, 250 euro vanno al canile  

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BONDENO

I casi di cittadini che hanno dovuto rinunciare, per causa di forza maggiore, al proprio animale di affezione sono ancora limitati ma esistono. Due quelli finora registrati a Bondeno.

Ma come è possibile rinunciare a “Fido”? Dietro ad una scelta tanto drastica, come quella di rinunciare al proprio amico a quattro zampe, vi sono cause che il legislatore ha previsto attraverso norme specifiche.

LA NORMATIVA

Esiste una legge regionale (la 27 del 2000) che prevede la possibilità di rinuncia. Non è un incentivo ad abbandonare l’animale, tutt’altro. Ma esistono circostanze in cui i proprietari non si trovano più nelle condizioni di potersene occupare, per le ragioni più svariate. La legge prevede le modalità in cui la rinuncia al cane può avvenire, senza causare traumi gratuiti all’animale, che si cercherà poi di riaffidare ad un nuovo proprietario.

La legge è stata integrata da una nota dell’Emilia-Romagna del gennaio 2006 e in seguito anche il consiglio comunale di Bondeno si attivò. «Una delibera del 31 gennaio 2007, mai modificata, prevede si possa rinunciare al proprio cane (registrato all’anagrafe canina; ndr). Contribuendo con una quota una tantum al suo mantenimento all’interno del canile della Lega Nazionale del Cane – spiega il comandante Pella polizia locale dell’Alto Ferrarese, Stefano Ansaloni –. Non si tratta di una misura che vuole incentivare gli abbandoni, anzi, è l’esatto contrario. Recentemente abbiamo registrato il caso di una persona che, per ragioni di salute, non è più stata in grado di occuparsi dei suoi due cani, ed ha contribuito con 500 euro al loro mantenimento, all’interno della struttura».

CASI ESTREMI

Il caso specifico non è stato il solo quest’anno, ma la casistica rimanda sempre e comunque a casi estremi: «Ci sono anziani che devono rinunciare perché colpiti da malattie invalidanti e hanno figli lontani – dice Ansaloni – che non possono occuparsene, ed altre situazioni».

Si aggiungono i casi in cui l’anziano deve essere trasferito in una struttura di cura, o fenomeni di povertà. In queste ultime circostanze, è facoltà della Polizia locale stabilire se il contributo da 250 euro – per ogni animale per il quale si attua la rinuncia – debba essere versato. «Nei casi in cui vengono presentati Isee particolarmente bassi, spesso di persone seguiti da relazioni dei servizi sociali, è nostra facoltà stabilire se tale cifra debba essere o meno versata. In ogni caso – conclude Ansaloni –, precisiamo sempre che i 250 euro sono soltanto una piccola quota, rispetto ai costi che il Comune deve sostenere per mantenere in buona salute gli animali nel canile. La loro presenza in struttura, se possibile, sarà limitata ai tempi necessari per poter riaffidare il cane ai suoi nuovi proprietari». —

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