Tumore alla mammella «La prevenzione è ancora una terapia vincente»
In provincia si contano 350-400 casi l’anno ma si riduce la mortalità Il direttore di Cona: «Lavoriamo su gestione della malattia e servizi»
il dato
«In regione vi sono circa 4.500 casi l’anno, a Ferrara siamo nella media dei Paesi con un alto tenore di vita, ossia 350-400 casi, senza dimenticare che la nostra provincia per l’età media alta è a forte rischio». A parlare è il professor Antonio Frassoldati, modenese, dal 2011 direttore dell’Unità complessa di oncologia clinica di Cona. C’è l’ottobre rosa, il mese scelto simbolicamente per la lotta contro i tumori, in particolare quelli alla mammella, è la prevenzione il tema all’ordine del giorno.
«Purtroppo in Italia i casi sono in crescita, ma la buona notizia è che si riduce la mortalità, grazie in particolare allo screening mammografico. Bisogna sempre parlare di prevenzione, un po’ come viene ripetuto spesso in questo periodo di emergenza Covid. La nostra regione è all’avanguardia nella lotta al tumore alla mammella, chi ha aderito alla campagna di prevenzione ha visto ridurre la mortalità».
fare rete
Ma l’elemento che deve emergere, in questo periodo di timori nel rivolgersi alle strutture sanitarie, è che a Ferrara la “rete” dell’oncologia comprende, oltre a Cona, le realtà ospedaliere di Argenta, Cento e Lagosanto. «Il concetto di rete si lega nella gestione della malattia oncologica nelle strutture periferiche, perché i casi sono ovunque e la possibilità di accedere ai servizi dev’essere uguale, così come i servizi e la formazione. Tutti i casi sono discussi dalla nostra èquipe, poi in base alle diverse professionalità si valuta quale sia la struttura più indicata».
Certo, l’emergenza sanitaria in corso non aiuta il lavoro neppure in questo delicato reparto: «Diciamo che durante il lockdown abbiamo ridotto le attività non essenziali, ad esempio le visite di controllo per i pazienti già guariti. Una sensibile riduzione vi è stata nell’attività ambulatoriale, recuperata appena ci si è riavvicinati alla normalità. Ma l’attenzione deve rimanere alta, perché se aumentano le terapie intensive si limita la possibilità di effettuare interventi e i malati di tumore, gli oncologici in particolare, sono a rischio contagio, per cui i familiari devono mantenere un corretto stile di vita, oggi più che mai».
i servizi
Il reparto di oncologia clinica a Cona conta poi su alcune terapie che non si trovano ovunque. A partire dalla medicina nucleare, che permette i trattamenti radiometabolici, per i quali arrivano pazienti da diverse province, visto che viene effettuata in sole tre realtà regionali. Allo stesso modo, siamo fra i quattro centri in tutta Italia a praticare la radioterapia, ossia la possibilità di effettuare trattamenti già durante l’intervento chirurgico, evitando al paziente di doverli fare usciti dalla sola operatoria. E abbiamo sviluppato diversi trattamenti complementari, dalla riabilitazione alla preservazione della fertilità, fino alla cura dell’immagine, a partire dai caschi usati per la caduta dei capelli».
«Ma mi sia permesso di sottolineare la figura dei case manager infermieristici, ossia coloro che per primi vengono a contatto col paziente oncologico, guidandolo nell’intero percorso. Ci sono già da 5-6 anni per il tumore alla mammella, ma stiamo cercando di inserirli anche per gli altri tipi di tumore», chiude Frassoldati. —
davide bonesi
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