Costruzioni nel cortile A S. Agostino due famiglie in causa per vent’anni
la storia
Galeotto fu il cortile in comproprietà. O meglio quelle due costruzioni che le due famiglie proprietarie di quell’area comune, hanno realizzato. Per una un bagno, per l’altra una veranda. Una storia finita nei tribunali e che si è protratta per vent’anni, con due famiglie di Sant’Agostino contrapposte, e conclusa nelle scorse settimane.
A mettere un punto definitivo alla vicenda è stata la corte di Cassazione che ha respinto l’ultimo ricorso e confermato quanto stabilito prima dal tribunale di Ferrara, poi dalla corte d’Appello di Bologna: il bagno e la veranda resteranno al loro posto, per il principio dell’usucapione, visto che entrambe le “appendici” realizzate per le loro case dalle due famiglie sono diventate a pieno titolo proprietà dei costruttori, perché ne hanno usufruito per i tempi previsti dalla legge. La vicenda inizia nel 2000: il proprietario di una casa che affaccia sul cortile cita in giudizio il vicino, chiedendo la demolizione della veranda realizzata su una delle parti in comune dell’area. Tanto basta per far scattare la replica della famiglia accusata, che imputa all’altro proprietario di aver fatto la stessa cosa realizzando, tempo prima, un bagno per la sua casa, e su una parte comune di cortile.
Il giudice del tribunale di Ferrara, valutate carte e testimonianza, accerta che entrambi i “duellanti” avevano usufruito per più di 20 anni di quelle porzioni di cortile, e quindi erano diventate di proprietà dei due, ciascuno per la sua parte. I contendenti non ci stavano e ricorrevano in Appello: nell’ottobre 2015 la corte di Bologna, però, confermava la sentenza di primo grado. Ma il verdetto non bastava a placare la vertenza tra le famiglie, con ricorso e controricorso alla Cassazione. Ora la nuova, definitiva sentenza: basterà a riportare la pace? —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google