La Nuova Ferrara

Ferrara

Cachi preziosi ma decimati da clima e insetti

A.T.

Frutto-barriera contro i malanni stagionali Nel Ferrarese però prevalgono gli espianti 

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il focus

I cachi sono ricchi di vitamina C, di betacarotene e di sali minerali, e questo fa sì che la “mela d’Oriente” (il frutto è originario della Cina) rappresenti un ottimo alleato contro i malanni di stagione e per innalzare le difese immunitarie. Dalla Cina passando per il Giappone, giunse in Europa verso la fine del ’700 e solo nel 1871 fu impiantato il primo albero di cachi in Italia, nel giardino di Boboli a Firenze. L’Emilia Romagna insieme a Veneto, Campania e Sicilia, è tra i maggiori produttori di cachi. Nella nostra Regione sono circa 1.220 gli ettari coltivati a questo frutto, con Ravenna che la fa da padrona, seguita da Forlì. Non altrettanto vocato pare essere il territorio ferrarese; questo il commento di Pierluigi Nicoli, contitolare della società agricola Nicoli Romano eredi con terreni a Corlo, associata a Confagricoltura Ferrara, tra i pochi produttori di cachi in provincia. «Ho iniziato a produrre cachi diversi anni fa, arrivando fino ad avere cinque ettari di frutteti. Purtroppo le problematiche degli ultimi anni mi hanno convinto man mano ad espiantarli; oggi ho mantenuto solo mezzo ettaro di frutteto di varietà Caco Rojo brillante, una cultivar di origine spagnola, più resistente e di grande pezzatura. Le piante di cachi temono il freddo, gli sbalzi termici e soprattutto la nebbia. Anche nella vicina Romagna la produzione si sta spostando verso la collina, dove c’è meno umidità. L’andamento primaverile anomalo di quest’anno, con forti piogge e sbalzi termici nel momento dell’allegagione dei frutti, ha colpito duramente anche questa coltura. L’albero del cachi è sempre stato resistente alle malattie, non siamo mai intervenuti con grossi trattamenti, ma negli ultimi anni si sono registrati grossi danni da parassiti, in particolare cimice asiatica e cocciniglia».

Il cachi ha sempre temuto la cimice verde; molto ghiotta dei suoi frutti, durante il raccolto capita di trovarla incuneata tra frutto e colletto. «Oggi purtroppo l’arrivo della cimice asiatica mette a dura prova la sopravvivenza dei frutteti - continua Nicoli - Oltre alla copertura contro la grandine abbiamo dovuto installare anche quelle anti insetto, ma senza gli strumenti di difesa, che ci sono stati tolti, diventa alquanto difficile difendere i nostri frutteti. Ci avviciniamo alla raccolta, che sarà a fine ottobre, in leggero anticipo rispetto alla norma, ma persiste la cascola dei frutti ormai grossi come una mela, quindi la resa sarà certamente scarsa. Il mio raccolto andrà al mercato di Vignola per essere esportato in Francia e Germania, Paesi dove i nostri cachi sono molto apprezzati e altrettanto richiesti». —

A.T.

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