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L’ira di Cirelli: un credito d’imposta non adeguato

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«Un’autentica presa in giro degli imprenditori. Nell’ormai famigerato decreto “Rilancio” è contenuta una misura che, di fatto, rimane lettera morta generando non pochi problemi specie di carattere economico alle nostre aziende». La protesta arriva da Paolo Cirelli, segretario ferrarese della Confartigianato e si riferisce all’articolo 125 che, teoricamente, riconosce un credito d’imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori.

«In realtà - dice Cirelli - andando a confrontare la cifra stanziata dall’Esecutivo per sostenere questi costi in rapporto alle domande che sono state inoltrate dalle imprese, risulta che la misura economica riconosciuta dal Governo non è pari al 60% delle spese sostenute, bensì al 28,8%, con mesi e mesi di ritardo. In questo modo, se la matematica non è un’opinione, circa il 70% dei costi rimane a carico delle imprese. Va ricordato che le realtà produttive sono state obbligate, per legge, a sostenere le spese per sanificazione e Dpi. Proprio per questo è ancora più grave che il Governo non riesca a fare fronte alle promesse fatte attraverso un atto legislativo come il decreto “Rilancio” e neppure nella legge di conversione del decreto Agosto. Corre l’obbligo, ancora una volta, di ricordare che una delle problematiche maggiori di cui si è parlato nell’ambito della crisi economica generata dalla pandemia Covid-19, è legata alla mancanza di liquidità da parte delle aziende». Si chiede un ulteriore sforzo. —

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