La Nuova Ferrara

Ferrara

BONDEnO 

Uccise il cane che abbaiava A processo il proprietario

D.P.

2 MINUTI DI LETTURA





BONDENO

La morte di Diana, uccisa a fucilate nell’impianto idrovoro del Consorzio Bonifica di Burana, potrebbe valere una pena a 6 mesi e 10 giorni al suo proprietario che sparò: Daniele Grossi ha definito ieri davanti al processo la propria posizione giudiziaria, ma il giudice Baldelli dovrà valutare se accogliere o meno il patteggiamento della pena alla udienza di venerdì prossimo. Per una accusa che animalisti e ambientalisti, dopo il fatto, chiamarono senza dubbi “animalicidio”. E non avevano poi esagerato, visto che il reato del codice penale (rivisto da alcuni anni) è l’uccisione di animale per “chiunque per crudeltà o senza necessità ne cagiona la morte».

Il fatto, come ricordiamo, era accaduto nel gennaio di tre anni fa e grazie alle proteste delle associazioni animaliste ferraresi e non diventò un caso con sit-in e proteste a non finire davanti alla sede del Consorzio Burana. Ieri al processo c’erano ancora loro, costituiti parte civile come accolto dal giudice (tra le tante, Legambiente, Leal, Enpa, Lega Cane, Animal Liberation, ) e tra le parti civili anche lo stesso Consorzio di Bonifica di Burana, costituito contro i suoi due ex dipendenti. Grossi uno di questi, proprietario del cane che uccise senza nessun motivo, anzi lo fece perché abbaiava troppo come gli stessi ambientalisti e i loro legali hanno stigmatizzano al processo sul motivo che avrebbe innescato “crudeltà e non necessità” per l’uccisione di Diana. Anche il suo collega è stato accusato di questo ed è imputato al processo: tuttavia come sostenuto fin dall’inizio sarebbe del tutto estraneo a questa crudeltà. Così il giudice, alla udienza di venerdì prossimo emetterà la sentenza per Grossi, e stralcerà la posizione del collega. –

D.P.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google