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Pambianchi, un affare di famiglia L’autodemolizione gira il mondo

mario bellini

Prima azienda negli anni Cinquanta, nel 1999 viene fondata la società L’importanza della manodopera: «La parte manuale è fondamentale» 

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il rACCONTO

Lungo la strada Rangona, tra Portomaggiore e Bando, sorge una nota azienda di autodemolizioni, il cui titolare è Pierluigi Pambianchi: «Tutto nasce negli anni Cinquanta – dice Pambianchi – quando mio nonno lavorava la terra con i trattori e si mise anche a ripararli in una sua piccola officina, qui dove stiamo parlando. Suo figlio, mio padre Gianfranco, nel 1971 prese in mano l’officina e l’abbinò ad un autodemolizioni che si è man mano ampliata. Nel 1999, io e Federica, abbiamo costituito una società che attualmente si occupa al 90% e più di demolizioni e in minima parte di riparazioni. Il Covid? Nelle primissime settimane ha colpito duramente tutto il settore, fin quasi al crollo. Ma poi il Governo ha inserito forti incentivi nel mondo dell’auto e il nostro lavoro è esploso in maniera preoccupante con incrementi pericolosi perché molto più veloci della nostra capacità di farvi fronte. Tenga conto che gli incentivi vanno al 75% alle concessionarie e al 25% ai privati. Sono le prime, ovviamente, a spingere di più ma rischiano di riempire i loro piazzali senza che noi riusciamo a soddisfare le loro esigenze».

il lavoro

«Le norme sono severe e stringenti e l’ondata attuale potrebbe finire come è cominciata. L’azienda deve avere una pavimentazione adeguata e impermeabilizzata e una pressa specifica per la produzione di pacchi per le fonderie. Noi siamo a norma dato che in 50 anni di attività, a fronte di numerosi controlli, non abbiamo avuto una sola sanzione».

E per quanto riguarda la manodopera? «Siamo in 9, di cui 2 soci e 7 dipendenti. Il lavoro inizia dalla bonifica dell’olio esausto – dice ancora Pambianchi – delle batterie e dei materiali inquinanti. Prosegue con lo smontaggio dei pezzi di ricambio ancora utilizzabili e poi con il recupero dei vetri, della plastica e delle gomme da avviare al riciclaggio e si conclude con la pressatura del metallo per le fonderie, per lo più bresciane, con cui abbiamo un contratto».

I clienti? «I Paesi dell’Est, Polonia in testa e molti Paesi dell’Africa, soprattutto per i pezzi di ricambio che in Italia sono di ottima qualità. Noi d’inverno spargiamo il sale sulle nostre strade, ma nel Centro-Nord Europa fa molto freddo e sono costretti a spargere prodotti chimici molto invasivi sulle loro carrozzerie e sugli ingranaggi dei loro motori, i quali si ammalorano molto più dei nostri».

L’ultima riflessione riguarda l’elettronica: «La parte manuale a scelta e perizia dell’operatore è ancora essenziale – dice Pambianchi –, ma tutta la gestione pezzi, inventario ed amministrazione avviene grazie a programmi specifici senza i quali ci fermeremmo immediatamente, o quasi». Ma certo è che si tratta di un’azienda in cui l’apporto umano serve ancora e molto. —

mario bellini

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