Processo d’appello per il crac Carife In aula i pm ferraresi
Prossima settimana il via: Longhi e Cavallo distaccati a Bologna per l’aumento capitale
IL Caso
Non è solo un processo d’appello, ossia la verifica di secondo grado del crac Carife legato all’aumento di capitale. Perchè viste le modifiche dei reati nel ricorso in appello, sarà la vera prova del nove delle tesi d’accusa della procura di Ferrara sul declino e la caduta della Cassa di risparmio di Ferrara nel fallimento.
Non a caso, al processo che si apre la prossima settimana a Bologna, a rappresentare l’accusa non ci saranno i magistrati della procura generale, come accade sempre: bensì, distaccati, i due magistrati di Ferrara, Stefano Longhi e Barbara Cavallo che hanno seguito, coordinato e poi discusso inchiesta e processo di primo grado. Toccherà proprio a loro, in tandem, all’udienza del 29 ottobre parlare e rinnovare accuse e richieste di condanne contro gli ex dirigenti di Carife, e non solo, che all’epoca del 2011 eseguirono l’operazione di aumento di capitale di 150 milioni di euro, quota raggiunta, secondo l’accusa, con atti fraudolenti al centro del processo.
La revisione del processo è stata chiesta dai pm Longhi e Cavallo per l’ex presidente Sergio Lenzi e l’ex dg Daniele Forin, unici condannati, rispettivamente a 2 anni e 6 mesi e 2 anni e 3 mesi per falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo vigilanza. E soprattutto per gli imputati assolti per i quali la procura di Ferrara ha presentato un ricorso che cambia i reati: sono i dirigenti Carife, Davide Filippini e Michele Sette e quindi i dirigenti di CariCesena (Germano Lucchi, Adriano Gentili e Maurizio Teodorani) e di Valsabbina, Spartaco Gafforini, nonché Michele Masini di Deloitte & Touche.
Proprio sullo scambio tra banche delle azioni per raggiungere la quota di 150 milioni, imposta da Banca Italia per la riuscita dell’operazione, i pm chiedono ai giudici d’appello le condanne per bancarotta impropria (questa la modifica), come del resto avevano indicato i giudici di primo grado alla procura: il tribunale, pur assolvendo tutti i dirigenti delle banche esterne, aveva riportato nelle motivazioni, in linea teorica, questa possibilità ispirando - di fatto- i nuovi argomenti inseriti nel ricorso della procura. Trattandosi di un maxiprocesso, con oltre un migliaio di parti civili, da decidere resta solo l’aula di giustizia: che in pieno periodo Covid dovrà permettere limitazioni e distanziamento: dovrebbe essere la grande aula della Corte d’assise della Corte d’appello ad ospitare il processo. —
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