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Falsa testimonianza per scagionare l’ex capitano Spal Gli costa sedici mesi

Pena confermata all’ex biancazzurro Cortesi per i pugni di Luis Centi ad Andrea Santini  

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IL CASO

Condanna confermata per l’ex giocatore della Spal, Alessandro Cortesi, coinvolto nella vicenda dell’aggressione – avvenuta nel 2009 – di Andrea Santini da parte dell’ex capitano biancazzurro Fernando Luis Centi. La Corte d’appello di Bologna gli ha inflitto la stessa pena del processo di primo grado, sentenza emessa tre anni fa a Ferrara. Secondo i giudici di appello (presidente De Simone) Cortesi testimoniò il falso al processo contro Centi, accusato di aver picchiato da ubriaco, con tre pugni in faccia, il figlio di Alfredo Santini, quest’ultimo ex numero uno di Carife che all’epoca dei fatti - la stagione 2008/2009 - era sponsor della società sportiva.

Cortesi, nel processo celebrato a Ferrara a partire dal 2014, fu chiamato a raccontare la sua versione dei fatti perché era presente in piazza Ariostea la sera in cui Centi sferrò tre pugni in faccia a Santini, che uscì dall’ospedale con una prognosi di 25 giorni. Santini (costituitosi parte civile con l’avvocato Marco Linguerri) davanti al giudice descrisse i fatti in questo modo: «Avevo la sensazione che Centi fosse ubriaco, lui mi rispose “che cazzo vuoi, chi cazzo sei”», poi partirono i pugni.

Il giudice Alessandra Testoni, che celebrò il procedimento, condannò Centi per lesioni a sei mesi di pena, sanzione poi confermata negli altri gradi di giudizio (l’ex capitano risarcì il danno). La testimonianza di Cortesi aveva ricostruito i fatti scagionando l’ex capitano, ma per aver negato la scazzottata - tutta a danno di Santini e confermata dal processo - arrivò la condanna del giocatore a un anno e quattro mesi. Ieri, difeso dall’avvocato di fiducia, Mattia Grassani, Cortesi è uscito dall’appello, a Bologna, con la stessa pena.

Il fatto tenne banco a Ferrara e nella tifoseria spallina per qualche tempo, in quanto - sia nello sport che nella vita cittadina - i protagonisti della vicenda erano piuttosto esposti. Santini aveva precisato che la censura, espressa direttamente a Centi, aveva lo scopo di difendere l’onore della maglia spallina. Lui incrociò l’ex capitano in via Arianuova dopo che il giocatore aveva trascorso la serata in allegria e baldoria con altri calciatori. Centi aveva bevuto e Santini, quando lo incontrò di nuovo in piazza Ariostea, gli disse senza mezzi termini che con quella condotta offendeva la maglia della squadra della città. Poi le botte. Da qui i due processi: uno contro Centi e uno contro Cortese, nato dal primo. —

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