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Le anomalie per i campionati di calcio 

La rabbia dei dirigenti «Si paga per non giocare»

d.b.
La rabbia dei dirigenti «Si paga per non giocare»

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LA PROTESTA/1

A livello pratico lo stop imposto al calcio regionale cambia ben poco alle società, in una stagione partita senza pubblico e di conseguenza senza sponsor (i cartelloni vengono visti dai soli giocatori). Anzi, considerando che si parla di dilettanti (e i dirigenti sono volontari) forse nel computo totale le società risparmiano anche, al netto però delle spese che ha comportato la sanificazione continua dei locali e il rispetto delle altre normative.

«Il fatto - spiega Valentino Bottoni, dirigente della Copparese - è che in fondo pagheremo per non giocare. Perché se all’iscrizione per l’attuale campionato ci è stato concesso un importante sconto, considerando che lo scorso torneo non è finito, ma le vere spese sono le altre, dal tesseramento dei giocatori alle assicurazioni».

Al di là del blocco totale sancito dall’ultimo Dpcm, resta poi l’assurdità dell’ultimo week end con più gare rinviate che disputate: «Siamo arrivati a 57 partite rinviate nel programma gare. I numeri non dicono mai bugie: cosa serve ancora per fermare tutto?». Questo il messaggio di sabato di Gian Pietro Mazzanti, dirigente dell’Argentana, fra i primi a segnalare (anche sul nostro quotidiano) la difficoltà a gestire una stagione senza avere supporti di alcun tipo, da quello economico a quello sanitario.

Eppure, almeno fino a ieri a pochi chilometri da noi c’era un quadro completamente diverso: «In Veneto finora sono saltate pochissime partite e in tribuna c’è un numero di spettatori ben superiore ai pochi che erano stati consentiti nella nostra regione nelle ultime settimane», commenta ancora Bottoni. —

d.b.

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