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Personale Ata, restano le carenze «Lavoro aumentato per chi c’è»

d.b.

Scuole: non solo i docenti, anche amministrativi e ausiliari in sofferenza I sindacati di Ferrara hanno richiesto un incontro al nuovo provveditore 

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IL CASO

In questi giorni si è parlato spesso degli insegnanti, della loro carenza nelle scuole di tutta Italia e del famoso “concorsone” che avrebbe dovuto risolvere i problemi, seppur tardivamente. Ma l’emergenza non ha creato problemi solo su questo fronte, perché da più parti nel Ferrarese (ma il disagio è generale) viene evidenziato da parte del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) le difficoltà a svolgere il lavoro in numero ridotto rispetto al previsto, con gli inserimenti delle posizioni mancanti ancora in ritardo. «Sia chiaro - spiega Hania Cattani, segretario provinciale Cgil scuola -, che se da una parte ci sono lamentele, dall’altra comunque nessuno si è tirato indietro, compiendo il lavoro richiesto, anche quello in più legato appunto alle assenze».

Sostanzialmente, le risorse stanziate ad inizio anno dallo Stato per sopperire alle assenze non copre il 100% del totale, tanto che dall’Ufficio scolastico provinciale nei giorni scorsi è arrivata comunicazione di altre risorse messe a disposizione dalla Regione, «ma in ogni istituto comprensivo mancano 1 o 2 persone, per questo come tre sigle sindacali abbiamo chiesto un incontro al nuovo provveditore (Veronica Tomaselli; ndr) per fare un quadro della situazione».

doppio problema

Ad essere in sofferenza, in particolare, il personale ausiliario ma non solo: «Quando c’è stata l’attribuzione delle risorse, nella nostra provincia mancavano 28 dsga (direttore servizi generali amministrativi) su 40 scuole. Sono figure fondamentali, coloro che gestiscono i contratti all’interno dell’istituto e Ferrara è in sofferenza da tantissimi anni. A questo si aggiunga l’emergenza Covid, che ha complicato tutto. Perché solitamente era l’Ufficio scolastico provinciale a dire quanto personale Ata serviva a ciascun istituto, invece quest’anno è andata così».

Emergenza Covid che poi si riflette nel lavoro straordinario a cui è sottoposto il personale Ata: «Nella distribuzione delle risorse si è ragionato sulla dimensione degli istituti ed anche sulla loro complessità (ad esempio quelli con più sedi necessitano di più personale). Ma l’esigenza reale è lavorativa ed è legata ai protocolli di sicurezza, perché si tratta di effettuare igienizzazioni e pulizie continue dei locali, ovvio che sono emerse delle criticità. Le difficoltà legate agli insegnanti mancanti sono finalmente state risolte, quelle per il personale Ata no...».

Va detto che una soluzione da parte dei sindacati era anche stata prospettata, a livello nazionale: «Nel mondo scuola resta la piaga precariato, in modo particolare per i docenti. Invece del “concorsone” - chiude Cattani - si era chiesto di regolarizzare chi aveva lavorato con continuità negli ultimi 36 mesi, avremmo evitato queste settimane di disagi, per tutti». —

d.b.

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