«Piscine ferraresi sicure Chiusura stupefacente»
Davide Gilli sorpreso e amareggiato per il provvedimento sugli impianti natatori «Nel cloro il virus muore, tutti i controlli superati: ora i ragazzi dove andranno?»
Non ci sono sfumature, interpretazioni, allenamenti possibili in contesti particolari. No, le piscine vengono chiuse fino al 24 novembre dal Dpcm firmato sabato notte da Giuseppe Conte. Solo una settimana fa era stato intimato l’aut aut: mettersi in regola con i protocolli o si sarebbe andati incontro alla chiusura. Una “minaccia” che aveva lasciato molte perplessità, per usare un eufemismo, anche dalle nostre parti: i protocolli ci sono dallo scorso maggio, la stragrande maggioranza delle realtà operanti a Ferrara e in provincia li avevano applicati alla lettera. Forse, allora, altrove non è stato così o, forse, quei protocolli non erano comunque sufficienti a far fronte alla situazione epidemiologica che si è andata evolvendo negli ultimi giorni.
PARLA L’ESPERTO
Quando si parla di piscine, nel Ferrarese, il primo nome che viene in mente è quello del centese Davide Gilli, oggi presidente di Pool 4.0, società che si occupa di riqualificazione o realizzazione di piscine e impianti sportivi basati su una proposta altamente innovativa e attenta al territorio e alle sue specificità, nonché della gestione a 360º di tutti gli aspetti operativi e strategici per il corretto funzionamento e per il successo dell’impianto, come si legge nella home page del sito internet societario, e che gestisce le piscine di via Bacchelli a Ferrara, oltre a quelle di Occhiobello, Lugo e Ravenna.
A lui, allora, giriamo le perplessità degli operatori del settore e dei loro clienti: «In piscina - fa notare Gilli - è difficilissimo che ci si possa contagiare, siamo iper clorati, iper attenti, iper distanziati, non usiamo armadietti, le docce sono alternate... Dentro un autobus o davanti a un locale è molto peggio. Questa chiusura lascia molto amaro in bocca, ho speso 30mila euro in 4 piscine per adeguarmi alle norme di sicurezza: quando è uscito quest’ultimo Dpcm ci sono rimasto molto male. Almeno mi aspetto risorse per mitigare il danno economico e, si sappia, dei crediti d’imposta non ce ne facciamo niente. Nella stragrande maggioranza dei gestori abbiamo lavorato per far fare sport in sicurezza. Per carità, non vorrei essere al posto dei governanti, ma i bambini che lunedì (oggi, ndr) dovevano venire in piscina, dove saranno? Forse in ambienti meno tutelati che da noi. Non capisco, ma mi adeguo... Abbiamo costituito una rete mesi fa con gli operatori del settore, cercheremo di confrontarci e capire. Già la scorsa settimana c’era stato un crollo verticale delle presenze, a fronte di quell’annuncio di Conte sul doversi mettere in regola, chi doveva rinnovare la partecipazione a un coso o fare un abbonamento, ha quanto meno rinviato e già la partenza dopo l’estate era stata molto lenta».
PROBLEMA DI TANTI
«Ok, è un mese, speriamo poi di riaprire, ma poi c’è Natale. La mia società ha 82 dipendenti, che finiscono tutti in cassa integrazione. O c’è qualcosa che ci sfugge... Nella nostra rete, 100 gestori, tutte le verifiche sono andate bene, tutte. O la situazione impone altre scelte, certo che così il nostro settore, come altri, è colpito al cuore e si allunga la fila delle persone che avranno bisogno». —
S.A.
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