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«La piazza di Ferrara piena di disperazione Subito soldi in banca o conviene lasciare»

s.c.

Il ristoratore Cavallina: organizzato tutto la sera prima, tra amici «Manifesteremo ancora, c’è chi vuole aprire dopo le 18 comunque» 

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l’intervista

Al ristorante La Romantica poco dopo le 10 è già tutto apparecchiato per pranzo, «è l’unica occasione della giornata per guadagnare qualcosa, anche se per noi tra smart working e turisti spariti vale non più del 20% degli incassi: il resto ce l’ha portato via il Dpcm» dice Andrea Cavallina. Basta questo per capire le motivazioni che hanno portato lo storico ristoratore ferrarese, 40 anni di mestiere dei quali 37 in via Ripagrande, ad avviare la catena di protesta che ha portato ai mille in piazza l’altra sera.

In primavera le chiusure totali vennero sostanzialmente accettate, oggi la rabbia: cos’è cambiato in questi mesi?

«Le mancate promesse del governo, i costi e la fatica che abbiamo speso per adeguare i locali alle disposizioni sanitarie. Ho tolto una ventina di coperti, sanificato e distanziato, di certo non posso fare assembramenti perché qui ci stanno solo quelli seduti: però ci chiudono di sera. Promettendo contributi, dopo che in primavera sono arrivate cifre irrisorie di ristoro. Invece l’impressione è che non abbiamo fatto abbastanza controlli sugli assembramenti veri, come la movida».

Com’è nata la chiamata in piazza di lunedì?

«La sera prima in una chat di amici e colleghi, immersi nell’angoscia e nello sconforto, è scattato qualcosa, “noi in piazza ci andiamo” ci siamo detti, e abbiamo cominciato a farlo sapere in giro. Pensavamo sinceramente di trovarci in una quarantina di noi ristoratori, invece hanno subito aderito anche le altre categorie ed è venuto fuori quello che si è visto. Organizzato in mezz’ora, autorizzato la mattina stessa in Questura».

C’era un po’ di tutto alla vostra manifestazione, assieme a ristoratori, baristi, lavoratori delle palestre e dello spettacolo: Forza Nuova, assessori comunali, Vittorio Sgarbi reduce dall’estate “negazionista”. Un bilancio?

«Non si può pensare di controllare tutti ma siamo contenti di com’è andata. Siamo rispettosi delle regole, ho fatto l’appello social perché non ci fossero eccessi e ho girato molto tra la gente: non ho visto nessuno senza mascherina. Ci ha fatto piacere la presenza delle associazioni di categoria, dal Teatro Comunale ci hanno dato una mano e gli assessori Lodi e Travagli ci hanno portato il loro appoggio: nel caso volessimo fare un’altra manifestazione potrebbero metterci a disposizione delle strutture».

Oltre a parlare al megafono, assieme a Marco Maruzzi de “Il Galeotto”, e alla guida Alessandro Gulinati, lei ha appunto parlato con tanti manifestanti: il loro tratto comune?

«Ho visto la disperazione negli occhi di tante persone, anche lacrime. Ci sono giovani che hanno iniziato da poco la loro attività e si sentono abbandonati dallo Stato: questi ragazzi hanno coraggio, sono da aiutare. Tanti volevano tenere accese le luci, di sera, c’è chi vuole aprire lo stesso “dei divieti non me ne frega niente”, dicevano».

Sta di fatto che la pandemia imperversa e di sacrifici ce ne saranno per tutti: quali potete sopportare voi?

«La cosa peggiore è non sapere cosa succederà dopo il 24 novembre, perché se proviamo a tenere duro e poi tra un mese ci aspettano magari ulteriori restrizioni? Per noi il Natale vale il 20-25% degli incassi annuali. Proprio agli inizi di ottobre si cominciava a rivedere qualche mail delle agenzie di viaggio, il telefono era tornato a squillare... Ci aspettavamo divieti, ma si sperava di poter lavorare almeno fino alle 22».

Con il suo locale cosa farà?

«Ho cinque dipendenti, ne stiamo parlando proprio in queste ore perché non so se vale la pena tenere aperto con questi costi fissi. E ne ho sentiti tanti ragionare su questo. Delivery e asporto? Forse proveremo a tenere aperto di sera nel weekend, ma sull’asporto non contiamo molto. I dehor del Comune sono stati un’iniziativa bellissima, ma d’inverno può funzionare per bar e pub, non per ristoranti».

Nel futuro ci sono altre mobilitazioni? E cosa può fare il governo per evitarle?

«L’idea di continuare c’è, ma non abbiamo fatto rete con altre realtà, non ancora. L’unica cosa che ci può dare ossigeno e togliere disperazione sono soldi a fondo perduto subito, sui conti correnti: l’Agenzia delle Entrate ce li ha, ogni mese presentiamo l’F24, stavolta niente lungaggini e Inps di mezzo. Poi presenteremo i rendiconti». —

s.c.

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