MATRIMONI BANCARI IN TEMPI DI CRISI
Dopo la firma del “Protocollo d’intesa” - il 24 ottobre - che definisce le condizioni della prossima incorporazione della Cassa di Risparmio di Cento nel Credito Emiliano, il titolo di quest’ultimo ha chiuso a 3,60 euro il lunedì successivo, con un -1,77% rispetto alla chiusura precedente. Si è trattato tuttavia di un ribasso generalizzato, inferiore a quello dei principali indici di Borsa, affossati dall’impennata dei contagi da Covid-19 in tutto il continente.
Al fixing di lunedì, gli azionisti della Cassa di Risparmio di Cento riceverebbero 2,5 euro per ogni azione, pari a un concambio di 0,7 con le azioni di Credem. E’ così destinata a chiudersi la storia, durata 160 anni, della seconda delle casse di risparmio del ferrarese. Porta in dote 19 sportelli a Ferrara e provincia (44 in tutta la regione), dove Credem passerebbe da 1 a 20 sportelli, balzando al secondo posto per numero di filiali, subito dopo Bper che ne detiene il 28% (secondo dati Banca d’Italia al 30 settembre 2020), grazie alla rete della ex Cassa di Risparmio di Ferrara. Questa operazione ha connotazioni ben diverse da quelle che hanno segnato la fine di Carife che - vale la pena ricordarlo - fu posta in risoluzione il 22 novembre 2015, travolta da problemi di cattiva gestione del credito e da una velleitaria strategia di espansione territoriale che portò a un progressivo deterioramento, sfociato in tensioni di liquidità e pesanti perdite patrimoniali, all’origine del dissesto costato il taglieggiamento dei risparmi di tanti clienti.
Per citare le parole del Capo della Vigilanza di Banca d’Italia, quell’epilogo traeva origine da precise responsabilità: “una governance inadeguata, politiche di erogazione imprudenti, comportamenti irregolari…. Sulla qualità della governance …. ha inciso la strategia della Fondazione, volta a conservare un ruolo dominante; ne sono conseguiti una riluttanza a ricorrere al mercato dei capitali e atteggiamenti ostili a soluzioni aggregative.” Carenze accertate in un’ispezione della Banca d’Italia del 2009, censurate nel giudizio “sfavorevole” della successiva ispezione del 2013 che portò all’amministrazione straordinaria.
Opposta quindi la condotta dei vertici della Cassa di Risparmio di Cento che - in meno di sei mesi - hanno trovato l’accordo per la fusione con Credem; una banca che ha le sue radici in Emilia Romagna e figura tra i primi 10 gruppi bancari in Italia. Un gruppo da sempre gestito secondo logiche attente al tessuto produttivo, lo dimostrano i 55 centri “small business” e i 37 centri imprese.
Sarà un’integrazione facilitata dalla snella struttura organizzativa della Cassa di Risparmio di Cento che, in seguito al terremoto del maggio 2012, decise la digitalizzazione di tutto l’archivio e dei processi interni.
Ma a Ferrara, Credem dovrà fare i conti con clienti delusi e “traditi” dalla Cassa di Risparmio di Ferrara. Un pubblico che, dall’anno del bail in, ha visto il numero di sportelli passare dai 214 del dicembre 2015 ai 146 del settembre 2020. Una riduzione del 32%, ben superiore a quella registrata in Italia nello stesso periodo (-21%) che si spiega con tagli dei costi e con lo sviluppo dell’on line banking, che però mal si concilia con una popolazione di età media avanzata e un tessuto produttivo fatto anche di piccole e medie imprese.
Va sottolineato che le banche sono entrate nella crisi pandemica con una situazione patrimoniale e di liquidità molto rafforzata rispetto alla “grande recessione” del 2007 - 2013; ciò consente loro di assorbire maggiormente le perdite e di sostenere il flusso di credito a tutti i mutuatari, compresi quelli più vulnerabili.
Ferrara sarà un bel banco di prova per Credem. Dovrà dimostrare che la parola chiave della sua strategia - Wellbanking (fare bene banca) - non è solo uno slogan che riecheggia l’economics of well being (economia per star bene), teorizzata tra gli altri da Sen, Stiglitz e Fitoussi. È una strategia che il Direttore Generale di Credem ha recentemente così descritto: “Innanzitutto una relazione con i clienti più semplice ed immediata anche grazie allo sviluppo del digitale; poi, un forte focus sulla consulenza nella gestione e nella protezione globale dei patrimoni e del benessere delle persone; il sostegno ai progetti in grado di generare valore per le imprese e per le comunità in cui esse operano; infine, investimenti sulle persone con smart working e formazione permanente, continuando con decisione ad investire su iniziative di sostenibilità ambientale e sociale.” —
*Docente Università Luiss
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