Mafia nigeriana, le rotte della droga Settanta arresti tra Ferrara e Torino
Il capo in città era il dj Boogye: «Io sono il Re». Dai viaggi in Olanda e Belgio con ovulatori, 90 chili di roba per oltre 5 milioni
Adesso potete chiamarla “mafia nigeriana”, perché, per la prima volta a Ferrara, un numero (416 bis, codice penale) in un atto giudiziario certifica che in zona Gad operava una associazione a delinquere di stampo mafioso composta da cittadini nigeriani. Che faceva affari con la droga (90 chili per 5 milioni e mezzo d’affari, quelli scoperti), che aveva rapporti con i vari clan del Nord Italia, dal Veneto al Piemonte, e anche con la Nigeria per dirigere e comandare il gruppo “mafioso” dei Vikings/Arobaga, quasi del tutto decapitato con il blitz di ieri mattina scattato tra Ferrara e Torino. Un blitz della Polizia di Stato che ha ordinato il carcere per 69 persone con provvedimenti emessi dagli uffici della Dda, le procura antimafia, di Bologna (31 ordini di cattura) e Torino (43, cinque di questi in comune con Ferrara) per reati di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni e prostituzione (a ieri 52 le persone rintracciate e arrestate, le altre 19 sono latitanti).
Le due distinte indagini sono state coordinate dallo Sco (l’intelligence della Polizia, servizio centrale operativo) a conferma dell’importanza dell’operazione, suggellata dall’intervento del ministro Interni, Luciana Lamorgese, che confermava ieri la presenza di «un sodalizio criminale di stampo mafioso di nigeriani», spiegando che il lavoro delle questure di mezza Italia «ha consentito di individuare i capi nazionali e locali di una organizzazione piramidale che usava forme di violenza per consolidare la propria forza ed assoggettare gli affiliati». Tra i capi del gruppo di Ferrara c’era un famosissimo, a livello europeo, dj di musica afro-beat, Emmanuel Okenwa, conosciuto da tutti come Boogye Dj, che fino a pochi giorni fa si faceva fotografare a Ferrara nel parco di via Perticari ma da ieri, non trovato, è latitante. Nell’indagine ferrarese viene indicato «come figura assolutamente centrale», «sempre presente» in ogni fatto o vicenda registrati dagli inquirenti ed era lui stesso ad autoproclamarsi «il Re di Ferrara», perché diceva «decido io chi devono essere i capi». Ma non solo Ferrara perché Boogie comandava anche nelle province di Padova, Treviso e Venezia.
Proprio grazie a lui, e ai suoi errori (vedi articolo a fianco, gli trovarono nella lavatrice di casa sua nella zona tra Argine Ducale e via Belvedere il machete che avrebbe dovuto servire per uccidere un rivale dell’altra banda degli Eiye a Ferrara), è partita l’indagine conclusa ieri con gli arresti.
La tranche “ferrarese” coordinata dalla Dda di Bologna (pm Ceroni) è nata proprio nel luglio 2018 dal tentato omicidio di Stephen Oboh, giovane nigeriano del gruppo rivale, gli Eiye, che fu massacrato (poi si salvò) con un machete da una banda di nigeriani: gli stessi otto nigeriani che compaiono oggi nell’elenco degli arrestati, in primis, l’altro capo ferrarese, “coordinator” della città, Anthony Odianose Lucky detto Ubeba (in carcere da allora dopo la condanna per tentato omicidio).
Ognuno aveva un ruolo, da qui la “piramide” descritta dal ministro Lamorgese. Scoperta dalle indagini sul Supreme Viking Arobaga, gruppo mafioso collegato al network internazionale, con suddivisione gerarchica, direttive impartite dalla Nigeria e associati vincolati a segretezza, affiliati con riti tribali durante riunioni alla presenza dei capizona e infiltrati nell’Italia del Nord: Torino, Ferrara, Brescia, Venezia, Treviso, Padova, Parma, Verona, Vicenza e Reggio Emilia. Il gruppo ferrarese, legato a quelli veneti tra Padova e Vicenza, era specializzato in traffico di cocaina ed eroina: dieci i viaggi registrati nelle indagini: con partenze da Ferrara, Padova e Vicenza.
In auto o in treno. In treno fino a Milano, poi con l’aiuto di due taxisti della droga (con questo ruolo nell’organizzazione) il viaggio in due auto verso Francia, Olanda e Belgio: una decina di occupanti in auto, tutti “ovulatori” che trasportavano droga inghiottendola. Nei dieci viaggi, uno a settimana, rigorosamente nel weekend, oltre 90 chili, valore 5 milioni e mezzo, in cinque mesi, da ottobre 2018 a febbraio 2019: un colossale affare, da gestire con metodi mafiosi. —
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