Quelli che aprivano alle fatidiche 18 Beffa amara per le enoteche ferraresi
Marco Forlani (Eno10) aveva già comprato gli ombrelloni per il dehor, i fratelli Brondi (Korova) anticipano l’apertura
le testimonianze
Il loro orario “naturale” di apertura, le 18, coincide a puntino con quello di chiusura dei locali disposto dall’ultimo Dpcm. I titolari delle enoteche ferraresi Eno10 di via Garibaldi e Korova Milk Bar di via Croce Bianca sono accomunati dalla stessa mannaia che ha stravolto orizzonti e progetti.
Quando era stata data la possibilità di ampliare i dehor, Marco Forlani di Eno10 non ci aveva pensato due volte a investire 600 euro per comprare due ombrelloni per distesa esterna. Che adesso giacciono fuori, inutilizzati. Le stufette per riscaldare i clienti nei mesi più freddi invece le aveva prenotate da poco, e ha fatto giusto in tempo a disdire l’ordinazione. Ma è un magro, magrissimo sollievo per il titolare dell’enoteca-wine bar presente dal dicembre 2018 in via Garibaldi, che si dichiara totalmente «esasperato». La partita Iva che c’è in me sta tremando di paura - racconta - Due anni fa avevo realizzato il mio sogno, il primo lockdown era stato durissimo e faticosamente mi stavo riprendendo. Ma ora a fine novembre non so come sarò messo».
La rabbia
Lunedì sera a protestare in piazza, però, Marco non c’era, «perché a lamentarsi c’erano anche molti di quelli che hanno ignorato le regole, danneggiando pure coloro che hanno rispettato scrupolosamente i protocolli - attacca, criticando anche l’amministrazione locale - Contro i trasgressori ci volevano più controlli e più severità; quest’estate ci sono stati assembramenti e allentamenti dell’attenzione, e non dico nulla di nuovo, bastava dare un’occhiata a certe foto postate su Facebook. E intanto io tutte le sere, dopo aver chiuso a mezzanotte, all’una ero ancora lì a pulire e sanificare». E al governo manda a dire: «Non si possono prendere decisioni dall’alto, senza ascoltare la gente e penalizzando sempre le stesse categorie. Ci vorrebbe un bagno di umiltà».
Dopo l’uscita del Dpcm, continua Marco, «sono stato ore attaccato al telefono con la banca e con il commercialista, ma non c’è nulla da fare, c’è solo da sperare nei ristori. Intanto ci sono da pagare Tari, Iva, Inps, e meno male che non ho dipendenti. D’accordo, l’Imu è sospesa, ma poi la dovrai pagare lo stesso».
Progetti sfumati
Pensare di rimodulare gli orari, per un locale come Eno10, è quasi impossibile: «Non sono un bar, non ho neanche la macchina per fare il caffé, ma in compenso ho migliaia di euro vino ordinato che rischia di rimanere invenduto, considerato che in momenti di chiusura la gente non si rivolge alle piccole realtà, ma al commercio online». E poi c’è la beffa finale: Marco aveva appena messo a punto una linea di prodotti artigianali come vermuth, gin, grappe e liquori, il cui marchio era in attesa di registrazione. Tutto bloccato, ma nel frattempo ci sono da pagare le accise: «Quella che doveva essere un’iniziativa promozionale - conclude - si è trasformata in un boomerang».
Apertura anticipata
«I problemi non si risolvono, si vivono». Rocco Brondi, scomoda nientemeno che Pier Paolo Pasolini per descrivere lo stato attuale delle cose. Lui col fratello Oscar gestisce il Korova Milk Bar, locale serale notturno di via Croce Bianca a Ferrara. In tempi normali non era difficile vedere le luci accese anche a tarda notte ma ora, le cose sono diverse. «Il lockdown è stata una mazzata per tutti. Ci siamo reinventati con il servizio da asporto e poi – spiega Rocco – quando è stato il momento abbiamo fatto tutto quello che c’è stato detto di fare, installazione di pannelli in plexiglas compresa. Per mesi abbiamo girato con termometro, metro e gel igienizzante e poi, adesso, non basta più nemmeno quello: bisogna chiudere alle 18».
Quando i due fratelli hanno saputo del Dpcm hanno capito che dovevano inventarsi qualcosa, anzi, qualcos’altro, e così è nata l’apertura anticipata. «Apriamo dalle 15 alle 18, un orario un po’ da merenda ma piuttosto che stare chiusi va bene anche così. Vediamo un po’ come va, non possiamo fare altro».
Un esperimento, un modo per non arrendersi e guardare avanti: «A casa con le mani in mano non ci sappiamo stare, siamo fortunati che abbiamo anche un piccolo giardino sul retro del locale e ci siamo detti: proviamoci». La domenica, che per il Korova è sempre stato giorno di chiusura, i fratelli Brondi resteranno aperti dalle 12 alle 18. «Intercettiamo consumatori diversi: dal caffè del dopo pranzo fino a una sorta di aperitivo anticipato», spiega il titolare. I primi giorni di apertura pomeridiana sono andati bene: «Sono passati a trovarci amici e clienti abituali ma anche colleghi che ci hanno portato la loro solidarietà, il loro affetto. Nel mondo della ristorazione ci si conosce un po’ tutti e in questo momento in particolare abbiamo bisogno di fare quadrato e sostenerci a vicenda, siamo tutti sulla stessa barca» Proprio quest’anno il Korova Milk Bar compie quindici anni: «Avremmo voluto organizzare feste, preparare magliette e gadget per celebrare il traguardo ma sono sicuro – conclude Rocco – che quest’anno ce lo ricorderemo tutti. Anche senza t-shirt». —
Alessandra Mura
Samuele Govoni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
