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compagno omicida a processo  

Le violenze in via Oroboni Comune parte civile per Atika

Le violenze in via Oroboni Comune parte civile per Atika

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La decisione

Il processo si apre la prossima settimana, il 3 novembre in tribunale, a Ferrara, e riguarda le violenze famigliari commesse nella casa di via Oroboni da M'Hamed Chamekh, l’uomo-padrone che dopo quelle violenze arrivò ad uccidere la ex compagna Atika Gharib.

Al processo che si apre davanti al gip Carlo Negri ci sarà anche il Comune di Ferrara, come ha anticipato ieri il sindaco Alan Fabbri: «Siamo pronti a costituirci parte civile, perchè come promesso, il Comune di Ferrara intende dimostrare la massima vicinanza e sostegno ai familiari della povera Atika». Chamekh è accusato di una serie di violenze domestiche e familiari nei confronti di Atika e le figlie che furono commesse nell’agosto 2019, un mese prima dell’omicidio della donna e che, di fatto, furono la causa scatenante del dramma: perchè per quei fatti Atika decise di cacciare di casa l’ex compagno violento e ormai fuori controllo. Oltre i legali della famiglia di Atika (lo studio legale Marina Prosperi di Bologna) anche il Comune vuole essere parte attiva nel processo: «lo faremo in modo convinto - ribadisce Fabbri - Perchè i fatti del processo di Ferrara e l'efferato omicidio hanno destato sdegno, turbamento e allarme sociale nella comunità ferrarese ed nella popolazione femminile già colpita da femminicidi e violenze: per tutte queste ragioni il Comune di Ferrara sarà parte civile». Obiettivi primari di questa decisione, essere al fianco della famiglia di Atika e delle Associazioni che si occupano di prevenzione e assistenza alle donne che subiscono violenze.

I fatti dell’agosto del 2019 si riassumono nelle violenze all’interno della casa di Oroboni dove Atika viveva con le due figli e appunto Chamekh. Ma era una convivenza difficile, insostenibile per i maltrattamenti e altro subiti dalle tre donne. Per questo motivo Atika lo cacciò di casa, lui per ritorsione rubò oltre l’auto della donna i documenti dell’intera famiglia: passaporto, carta di soggiorno, carta d'identità, carte bancomat con relativi blocchetti assegni, passaporti delle figlie. Quando nel settembre Chamekh si fece vivo, Atika voleva indietro questi documenti e lo raggiunse in un casolare dove l’uomo abitava, a Castel d’Argile. Era una trappola: qui la donna venne uccisa e poi bruciata. Quindi Chamekh confessò tutto al telefono con le sorelle di Atika, scappò e venne arrestato in Francia. Ora è sotto processo a Bologna, per l’omicidio, la prossima settimana a Ferrara per le violenze familiari. —

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