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Una vita tra Tasso, Ariosto e Boldini Il restauratore di carte chiude dopo 40 anni

Margherita Goberti

Oggi ultimo giorno del Laboratorio di Franco Antolini in via Aldighieri «Troppe difficoltà, vado in pensione. Peccato non avere un erede» 

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LA STORIA

La saracinesca del Laboratorio di legatoria e restauro di Franco Antolini di via Aldighieri si abbasserà oggi per l’ultima volta, dopo 40 anni di attività.

«A dire il vero – precisa l Antolini – il negozio ha 60 anni, poiché fu mia madre Teresa Cavallini ad aprirlo nel 1960 in corso Porta Po. Allora in città c’erano otto rilegatori mentre ora ero rimasto l’ultimo e l’unico a restaurare “la carta” in diversi formati, visto che Coop 81 della Città del Ragazzo non fa restauro e gli altri laboratori sono solo copisterie. Io sono subentrato a mia madre dopo aver terminato gli studi all’istituto Dosso Dossi ma soprattutto dopo aver frequentato la Scuola di restauro di Firenze dove mi recavo ogni giorno per tre anni, in treno. Ma allora avevo vent’anni».

La crisi

Franco Antolini 63 anni, ha ricevuto il colpo di grazia a causa del Covid 19 che gli ha fatto chiudere bottega per tre mesi; a questo si sono aggiunti la stanchezza di aver lavorato per tanto tempo e i guadagni ormai minimi. Da qui la decisione di andare in pensione, anche se il suo era un lavoro che in diverse occasioni gli ha dato molte soddisfazioni.

«Soddisfazione, emozione e coinvolgimento sono stati i sentimenti che ho provato in almeno tre occasioni – ricorda – Il restauro più importante che ho compiuto è stato su 53 Carte definite “autografe” di Ludovico Ariosto relative al suo Orlando furioso; materiale tanto prezioso da non poterlo trasportare nel mio Laboratorio; ho dovuto recarmi io alla Biblioteca Ariostea per un mese. Non sono state da meno le 9 Lettere di Torquato Tasso che scrisse durante il ricovero al Sant’Anna a cui ho lavorato per 18 giorni, e infine tutte le opere su carta di Boldini, De Pisis, Mentessi, Previati e altri che Ferrara Arte mi ha affidato. Ho avuto anche qualche delusione, poche in verità, come quella per un restauro che dovevo effettuare per un Museo di Bologna che mi creò diversi problemi perché il preventivo fatto inizialmente venne abbondantemente superato».

Cercasi erede

Oltre a sparire in città una figura importante come quella di Antolini, c’è tutta la sua attrezzatura che potrebbe servire a un successore, se ci fosse.

«Nonostante abbia ospitato qui tanti giovani per fare esercitazioni– racconta – nessuno ha poi proseguito. C’è da dire che oggi per fare il restauratore si richiede o la laurea o un diploma conseguito dopo 5 anni di frequenza di una Scuola di alta formazione, così per ora non ho eredi».

Da lunedì Antolini sarà dunque in pensione ma continuerà a tenere corsi di restauro alle Accademie di Belle Arti di Venezia, Roma, Bologna, Faenza dove già si recava prima, un’altra passione a cui non poteva dedicare tutto il tempo che desiderava; adesso il tempo finalmente lo avrà. —

Margherita Goberti

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