Case più ecologiche Paletti e controlli spaventano le piccole imprese
Regole stringenti del Comune per cappotti e fotovoltaico Timori su credito e stop lavori. Favorite banche e multiutility
L’efficientamento energetico e la conversione “verde” delle nostre case è sì un obiettivo importante, ma in una città come Ferrara, patrimonio Unesco e con un tessuto urbanistico peculiare, non è la priorità. «Il Bene centro storico è ben più importante nella sua componente d’intera città storica da tutelare, rispetto all’obiettivo di dotare i singoli edifici di impianti Fer (fonte energetica rinnovabile) e di sistemi passivi quali cappotto, intonaci isolanti o altro» ha messo nero su bianco la giunta comunale. È la premessa alle Linee guida per gli interventi di efficientamento energetico, che da un lato, come ha di recente sottolineato l’assessore Andrea Maggi, sbloccano gli itnerventi attivabili con il bonus 110%, ma dall’altro mette dei paletti precisi sulla tipologia degli interventi. Tanto che gli artigiani lanciano l’allarme: troppe regole e controlli complessi che favoriscono multiutility e assicurazioni, serve un aiuto dall’amministrazione.
le nuove regole
Le linee guida sono divise in due capitoli, a seconda della tipologia d’intervento. Gli isolamenti a “cappotto” esterno negli edifici del centro storico sono limitati, nelle zone urbanistiche numerate dalla 1 alle 12, le più antiche (l’intera zona medievale fino a corso Isonzo, compreso San Giorgio e il fornice di Azzo Novello), agli edifici con classe di tutela 4 e 5: si tratta di facciate «di pregio storico testimoniale» oppure «privi di valore storico»; per quanto riguarda la classe 3, gli edifici storici definitivi «significativi», il vademecum prevede di valutare i singoli interventi «in funzione delle caratteristiche tipologiche, architettoniche e d’inserimento nel contesto». Nel resto della città, invece, i cappotti potranno essere messi agli edifici di classe da 3 a 5, come del resto accadrà fuori dal centro storico e nel Parco urbano. Via libera a tutte le altre tipologie.
In ogni caso, questi interventi esterni non saranno permessi in presenza di «decorazioni e cornici di pregio o comunque caratterizzanti l’edificio», dovranno riguardare «preferibilmente l’intera unità strutturale, nell’ottica di un intervento unitario» e in centro storico, di norma, «non sarà consentito interrompere la continuità seriale dei fronti strada».
Installare pannelli solari e fotovoltaici, invece, dovranno essere installati «prioritariamente in edifici di servizio e porzioni di fabbricato di documentale origine posteriore rispetto al fabbricato principale, se presenti», con le identiche prescrizioni dei cappotti per quanto riguarda la zonizzazione.
I pannelli dovranno essere collocati in orizzontale «con disposizione regolare e continua», e in centro storico non dovranno essere visibili «dalla pubblica via o dagli spazi pubblici nei vari coni ottici di visuale», meglio se sulle coperture di un nuovo corpo edilizio. Fuori dal centro, sempre in edifici di classe da 3 a 5, è «preferibile» che siano collocati nei prospetti interni, su parti nuove o sui «tetti degli edifici di servizio, su tettoie o strutture di protezione dei posti auto pertinenziali, se presenti».
i timori
Gli operatori del settore stanno prendendo in mano le linee guida, e comincia a farsi strada la preoccupazione che gli interventi possibili e realizzabili siano meno di quanto si sperasse, e soprattutto, visti i paletti e i timori di controlli molto stringenti, finiscano esclusivamente ad appannaggio dei grossi “player”, società come Hera e assicurazioni, lasciando a bocca asciutta la miriade di piccole imprese che speravano di rilanciarsi. «Ci sono società, gruppi bancari-assicurativi oppure multiutility - dice Riccardo Cavicchi (Cna Ferrara) - che propongono già il “chiavi in mano”, dal credito al cantiere, e possiedono strumenti inarrivabili per gli artigiani: il credito certificato, ad esempio, che diventa un fattore determinante per ottenere il via libera al 110%. C’è poi lo spauracchio dei controlli effettuati non ex post, per verificare cioè la regolarità dei lavori, ma durante l’intervento stesso, con il rischio di bloccare tutto».
Per questo gli artigiani chiedono al Comune «un intervento chiarificatore presso l’Agenzia delle entrate e nelle altri enti controllori, e di favorire il lavoro delle piccole aziende». —
stefano ciervo
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