La ricca Comacchio dell’Alto Medioevo Il cuore era il porto
COMACCHIO
Circolavano parecchie monete in laguna nell’Alto Medioevo e ciò conferma il benessere di una popolazione cresciuta e sviluppatasi sui commerci via acqua.
Ma se la moneta era mezzo di scambio privilegiato, la passeggiata medievale compiuta in videoconferenza dall’archeologa Federica Badiali del Museo Delta Antico, ha messo in luce il grande fermento che Comacchio viveva a quei tempi.
commercio fiorente
«La Comacchio medievale – spiega l’archeologa – disponeva di un quartiere portuale, con vaste banchine pavimentate in assi di legno, già oggetto di studi del collega Sauro Gelichi, in raccordo con i maggiori porti dell’Europa altomedievale. A Comacchio arrivavano merci dall’Egeo e dall’Adriatico che attraverso l’antico corso del Po raggiungevano tutta la Pianura Padana».
Supportata da immagini a colori recuperate da antichi manoscritti, tra i quali il Codex Arcerianus, la studiosa ha mostrato le attività prevalenti nell’XI secolo: pastorizia, pesca, caccia, viticoltura, apicoltura, ma anche semina e coltivazione di granaglie. Gli scambi commerciali erano incentrati su olio, vino, grano e sale, «il bene più prezioso, largamente usato per conservare carne, pesce e verdure e proprio per questi scopi ne occorrevano grandi quantità, ma anche il legno, impiegato per costruire navi, edifici, banchine e da combustibile, era oggetto di scambio».
Molte informazioni scaturiscono dal Capitolare di Liutprando (715 o 730 d.C.), pergamena esposta all’interno del Museo su concessione della Biblioteca Statale di Cremona. Ortaggi, latte di pecora e di mucca, carne bovina, suina e caprina e naturalmente il pesce caratterizzavano la tavola medievale lagunare, da cui immancabilmente spuntava il garum, una salsa salata di pesce, impiegata come principale condimento. —
K.R.
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