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Celanese ribadisce la chiusura a giugno La Regione: un mese per trovare soluzioni

giovanna corrieri
Celanese ribadisce la chiusura a giugno La Regione: un mese per trovare soluzioni

Nessuna concreta opzione è emersa dal tavolo istituzionale Eppure il bilancio dell’azienda presenta un utile di 7,6 milioni

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La volontà di chiudere entro giugno 2021 lo stabilimento di via Marconi è stata ribadita da Celanese anche ieri, al secondo tavolo istituzionale sulle prospettive industriali in Emilia Romagna dell’azienda multinazionale chimica. A questo punto, vista «la determinazione con cui vogliono operare la chiusura», dice Fausto Chiarioni (Filctem Cgil), e le proposte «insoddisfacenti e con dati improponibili» che Celanese avrebbe presentato ieri circa eventuali trasferimenti di personale a Forlì, la vendita dello stabilimento sarebbe la soluzione, e l’assessore allo sviluppo economico, Vincenzo Colla, ha dato all’azienda un mese per arrivare ad una soluzione di vendita.

la protesta

Intanto per i lavoratori, dice Chiarioni, permane lo stato di agitazione, il blocco degli straordinari, e le turnazioni non saranno aumentate: «I lavoratori hanno il sangue bollente e sono stanchi di aspettare, l’azienda deve dare segnali concreti di voler trovare la soluzione». Sulla vendita dello stabilimento, dicono i sindacati, permangono dei problemi: «Non abbiamo capito se vogliono vendere o no. Ci comunicano che vogliono vendere ma i segnali non sono così convincenti. In più l’azienda dice che ci sarebbero dei soggetti interessati all’acquisto ma che questi non assorbirebbero tutto il personale e non darebbero quindi soluzione alle questioni occupazionali: ci sarebbe chi è solo interessato allo stabilimento, o chi sarebbe interessato solo a certe produzioni» .

istituzioni

Di questioni occupazionali Celanese ha invece parlato ieri al tavolo istituzionale: «C’era una proposta sull’eventuale trasferimento dei dipendenti a Forlì – dice Chiarioni – nella visione dell’azienda dovrebbero trasferirsi nel nuovo stabilimento fra le 25 e le 40 unità. Sono dati improponibili e noi siamo molto insoddisfatti: hanno già fatto i conti, fra fuoriusciti per pensionamento e qualche attività di tipo commerciale che non sarebbe trasferita, a Forlì appunto andrebbero fra le 25 e le 40 unità. Si tratta di una soluzione davvero improbabile, nessun lavoratore è disposto a spostarsi 120 chilometri fra Ferrara e Forlì».

In attesa però di notizie sull’eventuale vendita i piani di Celanese sono confermati, anche ieri le «solite slide – diceva il sindacalista – hanno ribadito il piano di ristrutturazione per contenere i costi di gestione degli impianti; la chiusura di Marconi che si intende trasferire a Forlì insieme ai due siti tedeschi per la realizzazione proprio in Italia di un polo industriale di eccellenza».

il bilancio

I sindacati continuano a non capire il perché si debba chiudere lo stabilimento di Marconi, «che Ferrara non può permettersi di perdere: abbiamo guardato i dati del bilancio 2019 di Celanese e, nonostante le crisi del settore dell’automotive, ha chiuso il bilancio in maniera positiva. Hanno avuto un margine operativo lordo di 12 milioni di euro con un utile netto di 7,6 milioni di euro. In più all’interno dello stabilimento di Marconi c’è una richiesta di aumentare le produzioni e l’azienda vorrebbe far fare lo straordinario ai lavoratori e aumentare le giornate di attività lavorativa, visto il numero importante di ordini da evadere. Ma nonostante la situazione societaria in cui hanno guadagnato e le tante richieste si chiude. Perché si deve chiudere? Le preoccupazioni sono forti». —

giovanna corrieri

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