«Ferrara resti una città aperta O chiuderemo per sempre»
In piazza titolari di palestre, ristoranti e operatori culturali Ma non c’è il pienone come lunedì scorso: 200 i presenti
«La giostra non gira più», ma si illumina lo stesso grazie agli addetti del Luna Park che celebrano il funerale colorando piazza Trento e Trieste per la seconda manifestazione contro l’ultimo decreto Covid (e il timore di una stangata più dura, già oggi) che ha chiuso e limitato attività commerciali e tanto altro. Tanti, ma non tantissimi: non c’è stato il bis rispetto l’altra manifestazione di protesta del lunedì della settimana scorsa, con oltre un migliaio di persone in piazza per dire no alle chiusure.
Al tappeto ma rialzati, e ora?
E allora, «Ferrara vuole essere città aperta», tuonano dal palco. Primo tra tutti Alessandro Duran, ex pugile, ed ex campione europeo che rappresenta il mondo delle palestre, chiuse per decreto: «Avevamo accettato le limitazioni del primo periodo Covid, da marzo a maggio pur con mille difficoltà, siamo andati al tappeto ma non ci siamo avviliti e poi rialzati». Adesso è diverso: «Ora in questa situazione, pur facendo rispettare tutte le regole possibili, le palestre debbono stare chiuse e di fatto tante rischiano di chiudere per sempre. E senza lavoro non c’è libertà né dignità: non sono un politico né un virologo, e chi dice che il Covid non c’è è uno stupido. Ma un’ora di palestra o attività all’aperto sarebbe una buona medicina».
Dalle palestre al settore ristorazione: Marco Maruzzi ricorda gli sforzi fatti per tenere aperti i ristoranti, gli investimenti di questi ultimi mesi, «ma noi ristoratori non siamo untori, per questo ci batteremo per una Ferrara città aperta».
Mentre Alberto Ferretti, scrittore e imprenditore della cultura critica i vari Dpcm, non ultimo quello ora contro i mondi dello spettacolo, cinema, teatri ed eventi culturali. Decreti che hanno colpito l’intero territorio, «senza fare distinzioni tra le aree più o meno colpite e Ferrara era tra queste: per questo che chiediamo a Conte di poter continuare a lavorare in ogni settore tra quelli che sono stati chiusi». E ancora sulle palestre Romano Becchetti, uno dei titolari in città, traccia il bilancio e spiega che «dobbiamo limitare i danni ma non sarà facile e oltre al danno anche la beffa, con una clientela che non tornerà. Senza contare sul fatto che tante persone venivano nelle nostre palestre per problemi di salute e ora saranno abbandonate». Toni più accessi, invece, da Alessandro Gulinati, guida turistica, tra i promotori in chiave quasi “negazionista” contro la comunicazione sul Covid: «Ci parlano con linguaggio guerresco, ci parlano di coprifuoco come in tempo di guerra, di deceduti di cui non si sa molto. Un terrorismo mediatico che va avanti da 9 mesi, 24 ore su 24». «Ma noi non ci accontentiamo dei bollettini ufficiali di guerra (quelli che anche la Nuova Ferrara come tutti i media riportano ogni giorno delle autorità sanitarie, ndr), sono propaganda vigliacca».
Nessun infiltrato
La manifestazione non registra problemi, sotto la attenta regia delle forze dell’ordine, anche se lo stesso Gulinati spiega «avete visto, si temeva chissà cosa, ma nessuna infiltrazione», alludendo a estremisti o Forza Nuova, pur annunciati. Ed è così, visto che l’unico “brivido” e solo un piccolo siparietto di “Conte vaffa...” ripetuto da un gruppetto dietro il palco.
Tra gli ultimi poi a salire sul palco e raccontare le difficoltà quotidiane di chi non può lavorare, Marco Sarti, che chiede un applauso ai presenti, per altri eroi di questi momenti Covid, non solo i sanitari pur ricordati da tutti: «Sì, avere una partita Iva in questi tempi significa davvero essere eroi, a questi va anche l’applauso». –
Daniele Predieri
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