Si rifiuta di entrare nel clan E viene punito dal branco
Il fatto di due anni fa, nove stranieri a giudizio per lesioni e furto. E il processo mette in luce difficoltà e inefficacia dei centri di rimpatrio
Erano in nove, e la loro presenza non poteva esser casuale: hanno aspettato che lui, il “rivale” Leonard Nwaigwe uscisse da un negozio di via IV novembre per fermarlo e chiedergli conto: «Devi entrare a far parte del nostro cult», un gruppo denominato “cultist”, recita il campo d’imputazione, ma vista la presenza dei “soliti noti” sotto processo, si tratta degli Arobaga, il clan mafioso al centro dell’ultimo blitz della Polizia. In 9 lo hanno riempito di botte, colpendolo prima con una bottiglia di birra in testa e poi calci e pungi in tutto il corpo. Unico dubbio sulle accuse, rilevato dai difensori, la prognosi per quelle botte: 3 giorni per lesioni alla mandibola. Il processo si è aperto ieri, e se non fosse per il blitz dei giorni scorsi contro i Vikings-Arobaga, il clan nigeriano che per la prima volta è stato etichettato a Ferrara come associazione mafiosa, passerebbe inosservato. Invece, è uno dei tanti casi che sono seguiti al famoso agguati di via Morata. Il fatto in questione risale al 29 luglio, e in quei gironi vi furono in tuta la città scontri tra bande di nigeriani, affiliati all’uno o altro clan. In questo caso le persone sotto processo sono conosciutissime: tra tutti Felix Tuesday, un “norseman” (spacciatore di medio livello) arrestato per il blitz della Polizia e l’agguato di Morata e gli altri compaiono negli elenchi dell’inchiesta Wall Street contro spaccio di droga in città. Uno su tutti Lucky Uwadia, la cui storia è esemplare. E mette in luce difficoltà e inefficacia delle azioni degli inquirenti, nel tentare di allontanare queste persone da Ferrara. Portato al centro di rimpatrio di Torino – spiegano i legali – dove è stato 3 mesi e poi trasferito a Roma, anche qui rilasciato (dopo questo periodo, accade sempre se non si attua il rimpatrio). E quindi è tornato a Ferrara. Sappiamo a far cosa: scontri tra bande, non solo per l’affiliazione, come è accaduto in questo caso. Il problema indicano addetti ai lavori è che la Nigeria non riconosce le persone che dovrebbero essere rimpatriate e così restano in Italia. Il processo di ieri è comunque saltato perché la “vittima” non si trova: il giudice Migliorelli ha rinviato tutto al 26 gennaio quando Nwaigwe dovrà esser portato di forza in tribunale. –
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