Archiviata la edicolante accusata di vendere mascherine del Comune
La sentenza
Era stata una “sceriffata”, tanto che venne chiamato “blitz Naomo”: a farne le spese una edicolante accusata di aver venduto sottobanco mascherine che il Comune le aveva consegnato da distribuire gratis. Era il 4 aprile scorso, e adesso dopo mesi di indagini le accuse sono cadute del tutto, e il reato è stato archiviato dal gip di Ferrara su richiesta della procura. E dopo l’archiviazione del caso mascherine, la stessa Anna Ferraresi che aveva presentato un esposto sulla “sceriffata” al ministro degli interni (diventato una indagini in procura), adesso replica dichiarando che «il caso delle mascherine vendute dall’edicolante ha finalmente trovato la strada della verità». La Ferraresi ricorda che «dopo la campagna diffamatoria e le false accuse, partite dal vicesindaco (Lodi, ndr), la giustizia, quella vera, ha decretato l’archiviazione». Rammenta che la notizia fece scalpore anche per il modo in cui venne gestita. «E sottolineo - spiega - che oggi possiamo dire che fu un’autentica operazione di marketing ai danni di una libera cittadina titolare di un’impresa e grazie al mio esposto al Ministro Lamorgese si è accelerata la soluzione». L’indagine stessa, con il sequestro di sole due mascherine, sospette, ha messo in luce - dopo l’attività di verifica del pm Alberto Savino - la assoluta infondatezza del reato (il peculato, furto di un addetto pubblico). Il ruolo del vicesindaco fu centrale, in quanto aveva raccolto giorni prima del blitz le prove (presunte) che in quella edicola venivano vendute le mascherine che il Comune aveva consegnato da regalare ai ferraresi: fu la Finanza a sequestrarle e portare avanti gli accertamenti. Ora l’archiviazione. —
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