Camionista folgorato Condannato il titolare della ditta
COLOGNA
Sei mesi di reclusione, pena sospesa con la condizionale, ma strada spianata alle richieste di risarcimento da parte dei famigliari della vittima. La Cassazione ha confermato la sentenza che riconosce la responsabilità penale del datore di lavoro nell’infortunio che costò la vita ad Andrei Rudenco, camionista che rimase folgorato a Cologna nove anni fa, nell’urto tra il cassone che stava sollevando e un cavo elettrico dell’alta tensione. L’azienda era la srl “Gruppo Fontana” di Casapesenna (Ce), il responsabile Paolo Fontana, 62 anni.
Quel maledetto martedì, l’operaio avrebbe dovuto caricare una partita di grano alla Capa. Ma aveva piovuto, e molto. Il cassone era pieno d’acqua, da lì l’idea di azionare il ribaltabile per farla defluire. Idea tragica. Attorno alla quale i legali hanno discusso molto, in tutti i gradi di giudizio. Per la difesa dell’imprenditore è stata un’iniziativa autonoma e non autorizzata dell’autista che avrebbe potuto smaltire l’acqua in altro modo - doveva sapere del rischio di folgorazione che era ben indicato nel manuale d’uso del mezzo e avrebbe dovuto far parte anche delle competenze certificate dalla sua patente. I giudici hanno valutato diversamente.
La condanna poggia sull’obbligo di dare sempre ai lavoratori una formazione sulle norme di sicurezza. Rudenco era arrivato in Italia da poco e comprendeva male l’italiano; ipotizzare che potesse da solo decidere di studiare un manuale e farsi così una valida idea dei pericoli e di come affrontarli, è stata un’imprudenza. I giudici hanno riconosciuto il nesso causale tra la mancata formazione e l’incidente. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google