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Elettromarket, avanti senza chiudere mai «Ho tenuto il campo»

mario bellini

Portomaggiore, prosegue il viaggio nei negozi per capire come reagiscono all’emergenza 

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l’intervista

Prosegue il percorso nel mondo dei commercianti portuensi per tentare di capire come reggono e reagiscono all’ulteriore avanzamento della pandemia. Il coronavirus induce il Governo a iniziative penalizzanti per coloro che gestiscono negozi e attività. Ecco come affronta il periodo Dennis Rossi (classe ’50) dell’Elettromarket.

Qual è la storia della sua attività?

«Ho cominciato a lavorare alla Bompani ma poi, nel 1978, ho aperto un negozio in via Costa e dal 1985 sono qui in via Dante Alighieri».

Quanto ha colpito il Covid?

«Le prime settimane sono state molto dure, ma poi la gente ha capito come muoversi in sicurezza e l’attività ha ripreso bene. Vendendo articoli di necessità quali lampadine, pile, piccoli elettrodomestici, prolunghe... ho tenuto il campo e non ho mai chiuso».

Quanto è cambiata la tecnologia dell’oggettistica elettrica casalinga in questi anni?

«Sicuramente molto. I negozi come il mio 40 anni fa avevano prodotti per qualche centinaio di tipologie, mentre ora siamo alle migliaia. Le aziende più importanti pagano fior di ricercatori per il marketing e questi sfornano articoli a getto continuo, a volte innovativi, a volte diversi dal precedente per un dettaglio. Poi la globalizzazione è entrata di prepotenza nel mercato. Circa il 90% di quanto vendo è made in China, anche se si tratta di aziende italiane traslocate in Oriente per abbattere il costo del lavoro».

Vendita al dettaglio nel settore elettrico e nuove tecnologie sono in relazione?

«Nel mio caso no. La vera novità per il mio lavoro sono le lampadine a tecnologia Led - continua -, ma con l’elettronica in generale e quella d’avanguardia in particolare non ho alcuna relazione. Mi fermo alla vendita di comuni cavetti di alimentazione».

Il riciclaggio di pile esauste va bene?

«A mio parere sì, sono sempre più numerosi i clienti che vengono di persona a smaltirne nel mio contenitore». —

mario bellini

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