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LE RIVENDICAZIONI 

Lavoratori della sanità privata pronti a incrociare le braccia

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Lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali nella sanità privata non sono di serie B e quindi il Sindacato generale di base (Sgb) dell’Emilia-Romagna chiede di equiparare il loro contratto con quello del pubblico, per migliorare qualità del lavoro e dei servizi. Una rivendicazione che venerdì prossimo, 13 novembre, porterà allo sciopero.

«La pandemia covid 19 - spiega Sgb in una nota - ha mostrato tutte le storture del sistema sanitario privato e la sua totale inadeguatezza all’emergenza sanitaria in corso». E aggiunge: «Il reclutamento straordinario nel pubblico, per altro insufficiente a coprire il sottorganico strutturale di personale, e dunque la fuga degli infermieri negli ospedali, sono frutto delle politiche sanitarie improntate unicamente sulla monetizzazione delle aziende della sanità privata».

L’allarme si alza dalle cooperative sociali, che in Emilia Romagna gestiscono quasi il 70% dei posti accreditati tra Case residenze per anziani e Centri diurni per disabili: oltre 500 servizi frequentati da 28mila persone.

ANALISI IMPIETOSA

«L’aver incrementato precariato con contratti a termine, perpetrati per anni anche attraverso proprie agenzie lavoro, la mancanza di democrazia sindacale (molte volte osteggiata soprattutto in combutta con sindacati di comodo) sui posti di lavoro, la mancanza di controlli sulla sicurezza e la formazione di Rls che collaborano al superamento delle criticità e la mancata partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla scelte logistiche dei reparti sono frutto delle scelte politiche aziendali delle dirigenze amministrative delle cooperative: Agci Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoop sociali dell’Emilia-Romagna oggi piangono questa situazione, ieri l’avvallavano. Sgb - prosegue la nota - è contraria all’ampliamento delle funzioni agli Oss per la somministrazione di terapie che invece spettano a figure sanitarie adeguatamente formate con lauree apposite, anche perché questo vuol dire aprire un circolo vizioso delle scuole di formazione a pagamento, molte volte legate alle cooperative stesse, senza che venga affrontato a livello nazionale l’adeguato riconoscimento di figura sanitaria dello stesso come da legge e mai applicata dal Governo. L’aumento salariale mensile di 80 euro applicato dalle Cooperative, a fronte di salari miserevoli, è completamente inadeguato; la Regione ha tagliato fuori dai premi “Covid19” gli operatori sanitari del privato».

Ad oggi, in piena emergenza sanitaria, «il personale diminuisce invece che aumentare - denuncia Sgb -, aumentano i ritmi lavorativi, le preoccupazioni, peggiorando ulteriormente le condizioni di lavoro, portando il sistema sull’orlo del collasso. Sgb ritiene necessario che anche il sistema privato accreditato debba investire per strutturarsi e migliorare le condizioni del servizio e del lavoro anche dal punto di vista economico, dimenticando la ricerca di soluzioni al ribasso per maggiore il profitto e garantendo agli ospiti la massima qualità possibile». —

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