Coronavirus, provvedimenti automatici e diversificati
Io non ho le competenze per dire quanto i ventuno parametri che determinano il rischio Covid nelle regioni – e dunque la classificazione per colore e i provvedimenti da applicare – siano efficienti. Certo sono perfettibili, e vanno affinati. Ma lo schema deve restare necessariamente quello: un sistema di calcolo trasparente che generi effetti automatici e diversificati. Lo sottolineo, mentre rimbalzano prese di posizione disparate: appelli che vorrebbero una stretta uniforme e generalizzata, comune a tutta Italia e, al contrario, forti rivendicazioni dell’autonomia dei governatori nello stabilire divieti ed eccezioni sui rispettivi territori.
Le Regioni lo chiedono da tempo. Già nella prima valutazione del sistema a fasce messo a punto dal ministero della Salute, sostenevano che le restrizioni progressive da attuare per ciascun livello di rischio non potevano essere vincoli, piuttosto indicazioni utili ad indirizzare le proprie scelte. Il governo non ha raccolto. Non ha voluto concedere spazio al rischio che l’interesse primario alla salute pubblica debba fare i conti con una ridda di interessi spiccioli, che qualche governatore possa sbandare.
Occorre contrastare anche il pericolo opposto, quello dell’irrigidimento con provvedimenti indifferenziati sull’intero territorio nazionale, come vorrebbero alcuni. Non possiamo permetterci di ripetere il grande errore di primavera. È vero che la seconda ondata sta colpendo in maniera pesante da Nord a Sud, che non ci sono territori al riparo, ma l’incidenza del contagio e la tenuta del sistema sanitario sono ancora diversificate sul territorio. Ci può e ci deve essere una risposta articolata, “chirurgica” come veniva promessa nell’estate parolaia. Misurata in maniera oggettiva sulle dinamiche territoriali. Delle regioni, o magari delle province, come è stato per qualche giorno ad inizio marzo.
Buona domenica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google

