«Troppe ore davanti al computer? Basta usare meno i videogiochi»
Il professor Paolo Perri, direttore dell’Oculistica del S. Anna, sui rischi della didattica a distanza Il medico: gli occhi si possono proteggere, più difficile controbilanciare il mancato contatto sociale
L’analisi
«La didattica a distanza? Purtroppo rappresenta un problema, e per molti aspetti. L’impatto sulla vista dell’uso del computer però non è tra i più gravi». Paolo Perri, direttore dell’Oculistica del Sant’Anna, è un professore universitario e da qualche tempo, condizione condivisa con molti docenti, più che stare dietro una cattedra insegna ai medici in formazione seduto davanti a un computer. «In effetti la domanda ci sta ma è difficile pensare oggi che per un ragazzino guardare per qualche ora lo schermo di un computer, perché segue le lezioni da casa, possa rappresentare una grave minaccia per i suoi occhi». Gli organi della vista si formano nei primissimi anni di vita del bambino e quando si inizia a studiare svolgono già il loro compito a pieno, aggiunge il professore.
Studiare o giocare
Il dubbio è che le ore al computer per il tempo-scuola possano aggiungersi a quelle di svago, maneggiando play station e cellulari. «Il rischio che guardare lo schermo per molto tempo possa produrre qualche fastidio, bruciore o affaticamento c’è ma è limitato - sottolinea o specialista - I dispositivi sul mercato oggi possono essere usati per molte ore: per tantissime persone sono uno strumento di lavoro, anche in smart working. Se dovessi scegliere preferirei vedere un ragazzino a lezione, seduto davanti al computer, piuttosto che mentre gioca con lo schermo minuscolo del telefonino». Per motivi che vanno al di là dei riflessi biologici dell’utilizzo della tecnologia entrata ormai in tutte le case. «In realtà se si adotta qualche attenzione per l’aspetto oftalmologico il rischio di fatto si azzera - prosegue il direttore dell’Oculistica - La vera questione è che la Dad condiziona il rapporto col docente e con i compagni, interferisce con la sfera sociale, può far calare l’attenzione».
L’impatto sulla vista può essere controllato «ammiccando, cioè aprendo e chiudendo gli occhi con una certa frequenza per lubrificare la cornea e staccando lo sguardo dallo schermo, anche brevemente, dirigendolo altrove». Altri problemi possono insorgere, in realtà, passando molto tempo seduti davanti a un computer.
«La postura è importante, come il fatto di sedersi su una sedia comoda che aiuti il corpo a mantenere una posizione corretta - argomenta Perri - e poi è bene alzarsi ogni tanto, muoversi». Con questi accorgimenti si aiuta il giovane ad affrontare le “insidie” di uno degli effetti più impattanti dell’emergenza sanitaria - rimarca il docente - perché si vanno a perdere, per periodi che possono essere anche lunghi, i punti di riferimento sociali, il dialogo, tutto quello che un giovane - forse ancora più di un adulto - può trarre dalla vita che si svolge, anche fisicamente, all’interno di una comunità.
«E allora il computer - conclude il professore - come la didattica a distanza possono diventare anche i segni di qualcosa che rischia di essere perduto e che può andare ben oltre l’impatto che oggi uno schermo acceso per molto tempo può avere sulla vista. Forse è il caso, se le lezioni si devono seguire a distanza, di limitare il tempo trascorso davanti al computer per altri motivi, meno “formativi”». —
Gi.Ca.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
