Rifiuti interrati nel macero di Dosso Il Comune studia un piano d’azione
Al vaglio lavori di messa in sicurezza o bonifica completa Il saldo delle spese legali arriva domani sera in consiglio
DOSSO
Terre del Reno non si rivolgerà, per adesso, alla Corte di Stato e si prepara a pagare le spese legali a suo carico dopo che il Tar dell’Emilia Romagna ha rigettato il ricorso presentato dal Comune riguardo alla bonifica di tre maceri inquinati a Dosso. Le spese sono esigue, circa ottomila euro oltre agli oneri di legge, spiccioli per l’amministrazione che ha messo da parte nel tempo un tesoretto al quale attingere proprio in caso di spese extra. I costi veri si dovranno affrontare se e quando verranno rimossi i rifiuti interrati cinquant’anni fa.
Del riconoscimento del debito fuori bilancio e del relativo pagamento stabilito dalla sentenza del 30 luglio scorso si parlerà domani sera in consiglio comunale. «Non vogliamo andare contro la legge e se la legge impone di intervenire sul sito a nostre spese, lo faremo. Però – specifica il sindaco di Terre del Reno, Roberto Lodi – nella sentenza si parla di tre maceri quando, invece, l’allora Comune di Sant’Agostino prese accordi per riempire di rifiuti e ricoprire un solo macero. Degli altri due non c’è traccia nelle carte e nei contratti sottoscritti, su quelli bisogna fare un altro ragionamento».
Negli anni Sessanta del secolo scorso il Comune di Sant’Agostino firmò un accordo con gli allora proprietari di un terreno situato nel centro abitato di Dosso, per riempire di rifiuti e poi chiudere un macero di circa 1.900 metri quadrati; all’epoca era legale. In quell’area, però, è emerso che altri due maceri, più piccoli, sono stati riempiti nel corso degli anni di altri rifiuti. Quando i lotti sono stati venduti per essere edificati è venuto a galla tutto e sono state trovate lievi contaminazioni di stagno, berillio, fitofarmaci e Pcb, arsenico, nichel e altri metalli in falda. «Secondo le nuove norme il Comune è colpevole di aver inquinato l’ambiente, ma all’epoca sotterrare rifiuti solidi urbani era legale, tanto è vero che tutto venne fatto alla luce del sole», sottolinea il primo cittadino.
Arpae si sta occupando di effettuare tutti i rilievi del caso per accertare eventuali tracce di rifiuti nei terreni circostanti anche se, come dice Lodi, non si sono registrati segni di inquinamento nelle falde acquifere. Nelle prossime settimane, con dati alla mano e un piano di caratterizzazione adeguato, si capirà se potrà essere sufficiente una nuova messa in sicurezza dell’area o se sarà necessaria una vera e propria bonifica dell’area. «La differenza dei costi tra una scelta e l’altra è abissale ma, al di là di questo, faremo ciò che occorre per rendere sicuro e inoffensivo il perimetro. Ci stiamo attivando anche per accedere a fondi regionali o nazionali predisposti per interventi di questo tipo».
Ma iIl sindaco è perentorio. L’amministrazione, attualmente, si sta concentrando solo sul macero di sua competenza, degli altri due non ne vuole sapere. Almeno per ora. «Riguardo al riempimento degli altri due maceri l’amministrazione non ha alcuna responsabilità e quindi, se si deve intervenire, è giusto che paghi chi ha commesso il fatto. Come noi – chiude – siamo pronti a fare col nostro macero». Resta da capire se sarà sufficiente isolare l’area e tombare nuovamente la superficie, ovvero effettuare una nuova copertura, ancora più ermetica, o se si dovrà scoperchiare l’area e rimuovere ciò che resta dei rifiuti e risanare il lotto. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
