Dalle limitazioni alla distesa L’odissea del bar Gran Torino
Chiusura, orario ridotto e spazio esterno: il locale di via Ugo Bassi dallo scorso luglio non ha pace «Paghiamo una vicenda del 2019 di cui non abbiamo colpa: avanti così dovremo chiudere»
IL CASO
Quella del bar Gran Torino di Cento sta diventando ben più di una telenovela. Perché le popolari soap sudamericane prima o poi hanno il lieto fine, mentre il locale di via Ugo Bassi proprio no. I problemi sono iniziati a luglio, precisamente l’1, quando il questore di Ferrara ha emesso l’ordinanza di chiusura dal 4 al 13 di quel mese, motivata per gli episodi di violenza e le criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica verificatisi in più di un’occasione, visto anche alcune operazioni delle forze dell’ordine. Non bastasse ciò, ad agosto il sindaco Fabrizio Toselli con un’ordinanza ha imposto la chiusura del bar alle 20 anziché a mezzanotte, proprio perché a detta del primo cittadino i problemi di cui sopra si verificavano in orari serali. I titolari del locale in tutti questi mesi hanno cercato di far valere le proprie ragioni, sia con le forze dell’ordine che con lo stesso sindaco, incontrato in più di un’occasione. «Ma non abbiamo sentito il supporto di nessuno – spiegano -, né delle forze dell’ordine, né del sindaco, né degli stessi uffici comunali e dopo la chiusura non è che i problemi della via sono stati risolti. E l’episodio a cui si fa riferimento risale al 2019... Vogliamo chiarire che all’interno del nostro bar non vi sono stati arresti e nessuna perquisizione, lo sanno tutti che lo spaccio avviene in altre zone qui vicino a noi e alla piena luce del giorno…».
le segnalazioni
Va detto che i gestori del bar non digerirono tanto bene il secondo provvedimento, tantopiù per il fatto che era stato comunicato prima ai quotidiani che a loro stessi. «Non abbiamo colpe specifiche – dicono – e di certo non possiamo impedire alla gente di entrare nel nostro bar. Appena siamo arrivati qui abbiamo allontanato alcune persone trovate in possesso di droga e i carabinieri sono intervenuti sempre in seguito alle nostre segnalazioni di disturbo alla quiete o di altri episodi, ad esempio quello dell’auto rubata proprio davanti al locale a un nostro cliente (nell’occasione fu il marito della titolare ad inseguire e fermare il ladro, prima dell’arrivo dei militari; ndr). L’autore di quel furto è conosciuto, solo per lui nel 2019 abbiamo chiamato dieci volte i carabinieri, perché veniva nel nostro bar a rovinare le serate ed a far casino, tanto che abbiamo smesso di organizzare feste con dj o per le squadre di calcio della zona. Lo sanno tutti che i pregiudicati di cui è stato raccontato nel provvedimento di chiusura si comportano in quel modo, non solo nel nostro bar: per noi è difficile gestire la situazione, se sono liberi di girare come possiamo cacciarli dal locale? Al decreto di sospensione non abbiamo protestato, ma la chiusura anticipata per sei mesi ci ha impedito di lavorare nelle ore migliori per noi, specie dopo il lungo lockdown. Il sindaco ci ha promesso che avrebbe ritirato il provvedimento ma niente…».
la distesa
Certo, se da una parte la limitazione per i bar alle 18 di fatto fa pesare meno il provvedimento («magari adesso stiamo aperti fino alle 20, visto che prima per noi valeva il provvedimento del sindaco mentre ora ci viene detto che vale il decreto del Governo», ironizzano i titolari), resta poi l’altra odissea irrisolta: la distesa che permetterebbe di avere più spazio esterno, fondamentale in un periodo di necessario distanziamento. «Abbiamo fatto richiesta ormai da mesi, poi quando finalmente sembrava giunto il momento di poterla mettere di fronte al bar, ci è stato comunicato che dovevamo pagare gli arretrati, oltre 3.000 euro a causa di un nostro errore nella scadenza delle rate 2019. Abbiamo dovuto aspettare ancora per avere le modalità di pagamento, dilazionato in 11 rate. Abbiamo pagato la prima ma la conferma dall’agenzia di riscossione è arrivata dopo giorni e al Suap in Comune nessuno sa e fa niente. Anzi, a noi nel 2020 la distesa ci viene fatta pagare e a costi alti, sempre per il discorso delle segnalazioni sul nostro bar. Così siamo sempre punto e a capo, ancora una volta danneggiati e con il forte rischio di dover chiudere. Poi chi la manterrà la nostra famiglia?». —
davide bonesi
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