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Esercenti ferraresi esasperati «Stillicidio logorante di misure»

Osti (Confesercenti): ristorazione al collasso, se va avanti così è finita Musacci (Fipe): stanchi d’essere sempre informati da un giorno all’altro 

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le reazioni

Stanchi del tira e molla di decreti e colori, tenuti in uno stato di ansia costante per lo stillicidio di provvedimenti e restrizioni.

Anche quella di ieri per gli esercenti ferraresi è stata una giornata di passione, sospesi tra l’ipotesi di un nuovo lockdown generale caldeggiato dall’Iss e le contromosse regionali per evitare che l’Emilia Romagna finisca per scivolare nella zona arancione.

Il direttore provinciale di Confesercenti Ferrara, Alessandro Osti, ieri pomeriggio attendeva l’esito dell’incontro tra i governatori di Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia, con il timore di ulteriori misure restrittive per la ristorazione, «che segnerebbero la morte di un’intera categoria». Un settore, ragionava, «già pesantemente colpito dall’emergenza sanitaria. Con lo stop alle 18 anche i locali che facevano aperitivi si sono ritrovati tagliati fuori; la ristorazione è praticamente ferma, però per quel che riguarda i ristori viene classificata come attività solo parzialmente chiusa». Passare in zona arancione, però, sarebbe la fine: «Pur nel rispetto di tutte le prescrizioni necessarie per evitare che la situazione degeneri, non ritengo che il problema dei contagi sia legato solo a questa categoria, quando poi non si agisce sui trasporti e si tiene aperta la media distribuzione». Male, prosegue Osti, «arrivare a novembre impreparati ad affrontare una situazione più che prevedibile». Peggio ancora «questi provvedimenti a scatti , con continui cambiamenti: in questo modo ci stiamo giocando il Natale, e già ci siamo dovuti fermare con la Festa del Regalo».

Un’incertezza logorante, concorda il presidente regionale Fipe (la Federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio) Matteo Musacci: «Non è accettabile che le decisioni ci vengano sempre comunicate da un giorno all’altro, o comunque con pochissimo anticipo - commentava aspettando di conoscere i contenuti dell’annunciata nuova ordinanza regionale - È faticoso sopportare questi continui tira e molla da cui dipende il futuro di tante attività. Apprezziamo senza dubbio il tentativo di evitare di entrare nella zona arancione, ma siamo stufi di vivere in un continuo stato di ansia».

Tanto valeva, aggiunge, «chiudere subito tutto per due settimane e basta. È vero che a suo tempo c’era la speranza e la richiesta di non chiudere, ma di fronte a questi continui cambiamenti e aggiustamenti non si sa cosa sia peggio».

Anche perché, ammette, «per chi fa ristorazione chiudere il locale alle 18 o tutto il giorno non fa poi molta differenza, anzi in questo modo i costi finiscono di gran lunga per superare i benefici. Piuttosto, con l’ingresso nella zona arancione almeno i bar potrebbero accedere a ristori più sostanziosi, passando dal 150 al 200 per cento». —

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