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Codigoro, il sindacato carabinieri si costituirà parte civile nel processo Minguzzi

Codigoro, il sindacato carabinieri si costituirà parte civile nel processo Minguzzi

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CODIGORO. Per l’omicidio di Pier Paolo Minguzzi, il carabiniere di leva 21enne di Alfonsine (in servizio a Bosco Mesola), sequestrato il 21 aprile del 1987 e trovato morto nel Po di Volano nel Codigorese il 1º maggio di quell’anno, il Nuovo sindacato carabinieri (Nsc) si costituirà parte civile nei confronti dei tre indagati rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise. Lo ha reso noto il segretario provinciale Giovanni Morgese in una nota.

I FATTI

Il sindacato ha dato mandato all’avvocato Maria Grazia Russo per essere rappresentato nel processo, che partirà ad inizio anno e che vedrà al banco degli imputati con l’accusa di sequestro di persona finalizzata all’estorsione, omicidio volontario, e occultamento di cadavere, Angelo Del Dotto (56 anni di Ascoli), Orazio Tasca (55 anni di Gela) e Alfredo Tarroni (63 anni di Alfonsine). I primi due erano carabinieri in servizio all’epoca dei fatti ad Alfonsine, il terzo, invece, era l’idraulico del paese. Il Gip del Tribunale di Ravenna, si legge nella nota del sindacato, ha «espressamente autorizzato il Nsc a prendere cognizione del fascicolo». Le indagini della Polizia di Stato, coordinate dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto procuratore Marilù Gattelli, nel 2018 sono state riaperte, portando alla riesumazione della salma.

COLPO DI SCENA

Un anno dopo la svolta, con gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei tre. Secondo l’accusa fu loro l’idea di sequestrare il 21enne, figlio di una facoltosa famiglia inserita nel settore agricolo (nella foto la sorella), e di chiedere un riscatto di 300 milioni di lire. Seguirono, infatti, alcune telefonate minatorie, finché il corpo del giovane fu visto riemergere dal Po di Volano, legato a una grata in ghisa con del filo elettrico. Il Nuovo sindacato carabinieri, prosegue la nota, “ha deciso di presentarsi al processo per due ragioni: l’efferatezza dell’omicidio e la necessità di tutelare e perseguire gli obiettivi per cui il sindacato è nato”. E, conclude, “È doveroso evidenziare che il Nsc ha informato la famiglia di Minguzzi” e che “mai avrebbe intrapreso alcuna iniziativa giudiziaria laddove non fosse stata gradita ai familiari del militare” . —

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