Ferrara, istruttrice a casa e senza ristori: «Mi tolgono i bonus ma non ho barato»
Lavora per tre palestre, fa domanda per una: “Sport e salute” l’accusa di dichiarazione falsa
FERRARA. Le palestre dove lavorava hanno chiuso, di nuovo, e lei è senza stipendio. Non solo: l’autocertificazione con la quale ha chiesto accesso ai bonus per la sua categoria è stata bollata come falsa, per via della scarsa chiarezza del modulo «che ha tratto in inganno 5.000 collaboratori sportivi in tutta Italia», e lei si trova pure quella strada sbarrata, rischiando anzi di dover restituire i soldi già incassati in primavera. «Mi ritrovo così senza lavoro, senza bonus e senza soldi necessari per garantire la sussistenza a me e a mia figlia» racconta Mery Caselli, istruttrice di fitness molto conosciuta a Ferrara, che racconta una storia comune ad altri collaboratori sportivi, tra le categorie complessivamente meno tutelate in questa emergenza coronavirus nonostante le ripetute chiusure delle loro attività.
LA VICENDA
Il riferimento per gli aiuti ai collaboratori sportivi (allenatori, istrutturi, attrezzisti, addetti di campi e palestre) non è l’Inps ma la società Sport e Salute. A lei Caselli si è rivolta per ottenere un ristoro parziale dalla chiusura delle attività dove lavora, tre palestre della città, in primavera. «Ho compilato un’autocertificazione per avere diritto ai bonus di marzo, aprile e maggio,che era da fare a nome di una sola società sportiva - è il suo racconto - Bisognava dichiarare la somma percepita e non superare i 10mila euro previsti dal nostro “contratto”. Così ho caricato la certificazione unica della società per cui stavo facendo la dichiarazione. Avevo inoltre allegato le altre due Cu a dimostrazione del mio non superamento». Per i primi tre bonus tutto bene, i 600 euro sono arrivati, ma alla volta di giugno ecco la sorpresa: «Ho ricevuto una mail da Sport e Salute, mi dicevano che non avrei avuto diritto al bonus di giugno avendo dichiarato il falso. Ho chiesto spiegazioni al commercialista e nemmeno lui si capacitava di questa mail». Tra parentesi, veniva comunicata anche l’intenzione di chiedere la restituzione dei precedenti bonus.
LE CONSEGUENZE
Falsificare un’autocertificazione è un reato penale: qual è l’accusa mossa all’istruttrice ferrarese? Lei ricostruisce così: «Da una diretta Fb del ministro Spadafora, in occasione del bonus di novembre, ho capito che la somma da dichiarare al momento dell’autocertificazione era quella totale percepita. Nel modulo però si parlava di una sola società, e io ho appunto allegato anche la documentazione delle altre due per le quali lavoro: in ogni caso la somma totale stava al di sotto della soglia dei 10mila euro. Sul portale di Sport e Salute dovevano essere più chiari, per questo ora mi accusano di dichiarazione mendace e non avrò diritto nemmeno al bonus di novembre». Un pasticcio burocratico, insomma, perché Mery Caselli avrebbe avuto in ogni caso diritto ai bonus e, al di là di tutto, si sapeva che anche gli oltre soglia sarebbero stati aiutati, in seconda battuta, come poi è effettivamente avvenuto. —
stefano ciervo
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