Era sposato con due donne Assolto in Corte d’appello
L’uomo, un cittadino saudita, si era risposato prima della sentenza di divorzio L’avvocato: il secondo matrimonio, in Giordania, non aveva effetti civili in Italia
Oggi ha una moglie, ma per la legge italiana in passato ne ha avute contemporaneamente due. Per questo motivo - il reato di bigamia - un cittadino saudita di 44 anni, residente a Ferrara dove lavora come operatore sociale, è stato prima condannato e poi assolto. La sentenza favorevole è arrivata ieri dalla Corte d’appello di Bologna. Il reato è decaduto per tenuità ed occasionalità del fatto: non è stata riconosciuta dai giudici la capacità offensiva dell’azione compiuta dall’imputato, tale almeno da poterla configurare come reato.
Nel processo di primo grado, svoltosi a Ferrara, l’uomo era stato condannato alla pena di otto mesi. Il reato di bigamia era stato contestato perché l’imputato si era risposato prima di divorziare dalla prima moglie, e dunque formalmente era marito...di due donne. Il problema che era stato sollevato dalla pubblica accusa era emerso a causa della “sovrapposizione” di queste due posizioni coniugali. L’uomo non avrebbe potuto ignorare di essere ancora sposato quando ha contratto il secondo matrimonio, che era stato celebrato in Giordania: un legame assunto con rito religioso e senza effetti civili, che sarebbero stati acquisiti solo in caso di trascrizione in un Paese nel quale quegli effetti sono obbligatori.
Quando è arrivata la richiesta di avvio della pratica per le seconde nozze, l’Ufficio anagrafe di Ferrara ha scoperto che l’uomo era ancora sposato, o meglio separato e in attesa di riconoscimento ai fini civili del divorzio.
Il primo matrimonio era stato celebrato in Italia nel 2009, un legame che si è rotto nel giro di tre anni: nel 2012 la coppia si è separata ed è iniziata la seconda parte della storia sulla quale è intervenuta la magistratura.
Le tappe della vicenda
Nel 2014 l’imputato si era risposato in Giordania con rito religioso, un “patto coniugale” che non ha effetti civili per la legge italiana. L’unione era inoltre avvenuta con modalità che non potrebbero essere accolte nel nostro Paese: era stato il padre della sposa a “cedere” la figlia rendendo possibile il matrimonio. Nel 2015 l’uomo aveva presentato la pratica di trascrizione del secondo matrimonio ed emerse l’incongruenza. L’uomo risultava separato, non divorziato.
Questo atto fu infatti registrato in tribunale un anno dopo, nel maggio del 2016, da qui la contestazione della bigamia e della mancata informazione alla seconda moglie del primo legame matrimoniale ancora valido. «È stato un percorso processuale relativamente complesso, soprattutto nella prima fase, per gli approfondimenti che si sono resi necessari. Abbiamo dovuto chiarire questioni che avevano una ricaduta sui sistemi normativi di due Paesi molto diversi fra loro. Ai giudici abbiamo sottolineato il fatto che un matrimonio religioso non poteva essere riconosciuto nel nostro Paese e la Corte d’Appello ha inquadrato la vicenda nei giusti termini», ha commentato il difensore, l’avvocato Denis Lovison. —
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