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Portomaggiore, replica la famiglia Cossetto 

«La nostra amata Norma non sostenne l’Olocausto: fu trucidata dai partigiani»

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IL CASO

«Ci auguriamo che i nostri martiri vengano degnamente ricordati ed onorati e che ci si accosti alle loro tragiche vicende con il rispetto dovuto e la pietà umana».

È la famiglia Cossetto a replicare al circolo di Portomaggiore di Rifondazione comunista che, sentita l’Anpi provinciale, aveva criticato l’ipotesi di dedicare a Norma Cossetto (la studentessa uccisa nel 1943 in Istria, gettata nella foiba di Villa Surani) il concorso “10 Febbraio” per l’anno scolastico 2020-21. «Senza nulla togliere alla libertà di critica», la famiglia sostiene sia «doveroso confutare alcune affermazioni del Prc sulla figura di Norma».

«notizie senza fondamento»

«Che la Cossetto sostenesse pubblicamente – è la replica – la bontà della pulizia etnica all’italiana nei confronti degli slavi istriani, o che fosse una donna che di fatto sostenesse l’Olocausto, non ci risulta affatto, è una deduzione priva di fondamento: Norma conviveva pacificamente con i suoi compaesani italiani e croati». Se fosse stata portatrice d’odio, per gli eredi della Cossetto lei non avrebbe continuato «senza alcun timore e con serenità d’animo a percorrere l’Istria in bicicletta nelle ricerche per la sua tesi di laurea». Certo, ammette la famiglia, «che fosse iscritta al Guf è fatto noto e risaputo, ma non fu una militante attiva». Poi viene ricordata la medaglia d’oro al Merito Civile datale da Ciampi nel 2005, «alla luce di quanto affermato dal Prc, come avrebbe potuto il Presidente della Repubblica conferirgliela?».

le responsabilità della morte

Infine si torna sulla morte della giovane («dubitare della paternità del delitto, che risulta inequivocabile ci sembra paradossale»), rievocando che «Norma fu prelevata da casa dai partigiani, fu vista loro prigioniera nella caserma della guardia di finanza a Parenzo e nella scuola di Antignana legata sopra un tavolo, e che nei pressi della foiba da cui fu estratta furono rinvenuti numerosi berretti con la stella rossa». Per la famiglia, il no del Prc è «l’ennesimo tentativo di colpevolizzare e delegittimare la figura scelta dagli esuli istriani come simbolo di tutti gli infoibati». —

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