Nell’itticoltura manca ricambio generazionale
codigoro
Sempre uomini, e sempre più anziani, a lavorare nei bacini per l’allevamento ittico. Questo il quadro che mette in allarme il consigliere regionale della Lega, Fabio Bergamini, che in un’interrogazione ha evidenziato i problemi di un settore strategico per l’Italia: «L’itticoltura nel Paese vede 800 impianti, che producono 140mila tonnellate l’anno di prodotti freschi, corrispondenti al 40% della produzione ittica nazionale. Tradotto in denaro, sono circa 400 milioni di euro, e un totale di 7.700 lavoratori».
In alcuni sottosettori, come l’allevamento dei mitili, la Regione ha assunto un ruolo di rilievo visto che nel 2013 il 45,7% della produzione era concentrata qui, sopratutto nel territorio Basso Ferrarese: Goro, Mesola, Codigoro, Tresignana, Riva del Po, Jolanda di Savoia e Copparo, ma anche Fiscaglia, Lagosanto, Ro e Comacchio. Le aziende di queste località rappresentano il 52% sul totale delle imprese agricole della provincia di Ferrara.
Un settore dunque strategico soprattutto per il Ferrarese, ma non privo di problemi, come spiega Bergamini: «I lavoratori del settore agro-ittico sono in larga misura uomini (73% del totale; ndr), ma ciò che balza agli occhi è l’età media del personale addetto. Il 37% del quale risulta essere over 65enne, con un ulteriore 12% di personale che ha un’età compresa tra i 60 e i 64 anni. I lavoratori che hanno un’età compresa fra i 55 e i 59, invece, sono circa l’11% del totale, ai quali si aggiunge un 12% di persone impiegate che hanno comunque un’età di 50-54 anni. Gli under 40, invece, sono appena il 9% del totale, mentre gli under 30% solo l’1%».
Bergamini, dunque, chiede alla giunta «quali strategie intende mettere in campo per svecchiare il settore. E per riavvicinare le nuove generazione a questo tipo di impiego». —
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