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abitudini e comportamenti 

Così il virus si è preso il nostro tempo libero

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L’epidemia ha cambiato profondamente le nostre abitudini, modificando i rapporti interpersonali e incidendo sulla nostra quotidianità. E sulle conseguenze “antropologiche” del Covid si è soffermata anche la Conferenza sociosanitaria di ieri quantificando l’impatto del virus, e delle relative restrizioni, sui nostri comportamenti. È così emerso che nel periodo compreso tra il 25 settembre e il 6 novembre le attività riconducibili al tempo libero (tra cui cene al ristorante, cinema, teatro, palestre, piscine) sono diminuite del 19 per cento così come si stima di circa un quinto la diminuzione delle presenze sul posti di lavoro, in buona parte determinate dall’introduzione dello smartworking ma anche dalla chiusura o dalla sospensione di numerosi settori dell’economia.

Il calo più consistente riguarda i trasporti pubblici, soprattutto con l’entrata in vigore del Dpcm che ha ridotto il numero dei passeggeri a metà della capienza dei mezzi. Qui la diminuzione è stata del 39%, determinata soprattutto dal ritorno della didattica a distanza alle scuole superiori.

Unico esempio in controtendenza, con appena un calo “fisiologico” dell’1 per cento dovuto probabilmente alla raccomandazione a limitare al massimo gli spostamenti, è rappresentato da alimentari e farmacie. È aumentata per contro la presenza nelle zone residenziali e nei parchi: dove si può e dove non arrivano le prescrizioni dell’ultima ordinanza regionale, si corre all’aria aperta. —

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