Carte false per i bonus ferraresi La Finanza scopre trenta furbetti
Controlli e stangate per gli aiuti Covid. Anche imprenditori e famiglie facevano ricorso a trucchi
A Comacchio tre famiglie hanno fatto carte false, dimenticando volutamente di inserire nel nucleo familiare un componente che aveva un reddito da lavoro dipendente e che avrebbe fatto sballare la soglia ammessa per avere i benefici: con questo trucco hanno ottenuto il “reddito di emergenza per le famiglie” legato alla crisi Covid, poiché i limiti consentono 400 euro per una famiglia di una sola persona fino a 840 euro per una famiglia di 5 persone. A Bondeno, hanno fatto di peggio, per intascare i “buoni spesa”: due i furbetti pizzicati dalla Guardia di finanza e uno di questi, addirittura, ha falsamente indicato di essere in cassa integrazione e non aver ricevuto nessun indennizzo previsto dai decreti Covid, mentre continuava a ricevere le somme dal proprio datore di lavoro, sul proprio conto corrente, senza nessuna interruzione. L’altro, titolare di un’azienda individuale avrebbe omesso o riportato dati non corretti sul proprio reddito, rientrando nel bonus.
E ancora, un ex imprenditore del Mesolano ha dichiarato di aver avuto danni nel periodo del lockdown, quando invece aveva cessato la propria attività due anni prima dell’emergenza e per questo è stato denunciato, penalmente, per indebita percezione di soldi pubblici. E non sarebbe il solo imprenditore “pigliatutto” finito nel mirino delle Fiamme Gialle. Ma non ci sono solo questi nel lungo elenco dei “furbetti” dell’emergenza Covid e chiamarli così è essere tanto indulgenti. Perché sono altri 30 i ferraresi che hanno intascato i bonus previsti, sfruttando irregolarità e sono distribuiti in tutta la provincia: Ferrara, Argenta, Bondeno, Fiscaglia, Portomaggiore e Terre del Reno. Tutti scovati dalle indagini incrociate tra banche dati e gli elenchi degli oltre 6. 500 beneficiari di “buoni spesa” in tutta la provincia e che hanno usato ogni trucco possibile: dalle false attestazioni su presunte (ma non veritiere) riduzioni dei redditi percepiti, all’ammontare delle proprie disponibilità di liquidità sui conti correnti del nucleo familiare, tanto che in alcuni casi si sono registrate somme ben superiori alle soglie variabili stabilite dai Comuni per ottenere il contributo. E ancora, furbetti che in contemporanea hanno percepito altri sussidi, ad esempio il reddito di cittadinanza (omettendo questa loro condizione), domande presentate a raffica dalle stesse persone che hanno redatto le richieste di sussidio per proprio conto e anche per il rispettivo nucleo familiare. Insomma, una galleria di errori (voluti) che emerge dai controlli incrociati e sono solo i primi, poiché gli esperti della Guardia di finanza (un nucleo preposto a questi controlli dal Comando di Ferrara) stanno setacciando tutte le posizioni e stanno emergendo tante altre irregolarità, soprattutto tra imprenditori e liberi professionisti.
E adesso?
Adesso arrivano le stangate per tutti i “furbetti” che pagheranno caro furbizie e trucchi, veri e propri raggiri allo Stato aggravati dal contesto dell’emergenza Covid. A loro carico, per aver intascato illecitamente sia i “buoni spesa” sia il “reddito d’emergenza” sono scattate sanzioni amministrative: da un da un minimo di 5. 164 euro a un massimo di 25. 822 euro, e di pari passo sono state avviate le procedure per il recupero delle somme non spettanti.
Come dicevamo, le attività di controllo delle Fiamme Gialle non si fermano qui: altre attività di verifica sono in corso sui finanziamenti concessi a piccole e medie imprese, persone fisiche esercenti attività di impresa, arti e professioni, agenti assicurativi, enti del “terzo settore” (nell’ambito delle cosiddette “misure di sostegno alla liquidità”), le cui attività sono state danneggiate dall’emergenza Covid-19, secondo quanto attestato dagli interessati sulle dichiarazioni autocertificate prodotte. Ad oggi sono oltre 5. 500 i soggetti che in questa provincia hanno ottenuto finanziamenti fino a 30. 000 euro, totalmente garantiti dallo Stato per un ammontare complessivo pari a circa 300 milioni di euro.
L’esempio di cosa accadrà ai furbetti arriva dal Comune di Bondeno: «I benefici economici previsti dal “bonus spesa” – hanno spiegato il sindaco e il vice Saletti e Piacentini – erano indirizzati a nuclei familiari più esposti, che hanno visto azzerato o ridotto il proprio reddito mensile: i dati non veritieri o incompleti presentati hanno portato alla decadenza del diritto delle agevolazioni di 500 euro». «Ora come Comune, ci riserveremo di procedere per richiedere la restituzione delle somme dei buoni spesa di cui hanno beneficiato i nuclei familiari in questione». –
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