Fabbri: via l'ordinanza regionale. Ma al sindaco di Ferrara arriva un no
Il primo cittadino estense: «Siamo in zona arancione, ma più penalizzati». Il sottosegretario: «Rischiamo la zona rossa»
FERRARA. «Chiedo alla Regione e al presidente Stefano Bonaccini di valutare la revoca dell’ultima ordinanza regionale che ci pone in uno scenario più restrittivo rispetto a quello di altre regioni con il nostro stesso colore». Così oggi, sabato 14 novembre, il sindaco di Ferrara Alan Fabbri dopo che, ieri, il governo ha scelto di far passare l'Emilia-Romagna in fascia arancione, a poche ore dall'ordinanza regionale con cui il presidente Bonaccini aveva disposto altre restrizioni.
«Attualmente siamo una regione che è doppiamente penalizzata - spiega Fabbri -, sia dalle restrizioni proprie della zona arancione sia da quelle dell’ordinanza, che era stata concordata con i sindaci. Ordinanza che, a questo punto, credo che non abbia più ragione di esistere, perchè il governo ha scelto deliberatamente di non ascoltarci e di non apprezzare i nostri sforzi».
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A stretto giro la risposta di viale Aldo Moro: «Confermata» dalla Regione, nonostante l'inserimento dell'Emilia-Romagna in fascia arancione stabilito dal Governo, l'ordinanza, in vigore da oggi, firmata giovedì dal presidente Stefano Bonaccini e condivisa con i presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia d'intesa col ministro della Salute, Roberto Speranza. Al provvedimento che contiene misure più restrittive che puntano ad evitare assembramenti e situazioni a rischio contagio si affiancheranno le indicazioni previste dalla fascia arancione attiva da domani.
«L'ordinanza regionale - spiega il sottosegretario alla presidenza della Giunta, Davide Baruffi - è stata decisa in base all'aumento dei contagi e della situazione di forte pressione sulle strutture sanitarie e quindi la necessità, sempre più impellente, d'invertire la curva epidemica. Motivazioni - argomenta - tuttora più che valide: l'ordinanza è quindi confermata, contenendo misure che puntano a limitare al massimo situazioni di assembramento, nei centri storici come nei centri commerciali».
Successivamente al provvedimento regionale, «deciso dal presidente Bonaccini insieme ai presidenti Zaia e Fedriga, essendo la lotta al virus un obiettivo che dovrebbe essere di tutti, che va al di là di confini politici e geografici», prosegue Baruffi, c'è stato l'intervento dell'Esecutivo «che aveva condiviso e approvato la nostra ordinanza» , dettato dal fatto che, argomenta, «per tutte le Regioni il rischio è comunque passato da moderato ad alto, confermando in pieno le ragioni che ci hanno spinto ad intervenire per la riduzione del contagio. Peraltro - osserva nuovamente - , va ricordato come nella nostra regione il valore di Rt - l'indice che misura il grado di trasmissibilità del virus - superiore a 1,5 che registravamo da più settimane ci aveva posto al limite della zona rossa. Il calo registrato negli ultimi sette giorni ha migliorato la situazione, ma non certo a sufficienza: la zona rossa resta tuttora una possibilità concreta e dobbiamo fare di tutto per evitarla e ritrovarci a dover adottare blocchi ancora maggiori. Per questo - conclude Baruffi- dobbiamo tutti quanti rispettare le regole. Non c'è spazio per polemiche o dispute sui colori nel momento in cui ogni territorio è in situazione critica. Serve il massimo di unità per uscire dall'emergenza».
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