La Nuova Ferrara

Ferrara

l’appello degli agricoltori 

«Ottima campagna per il nostro riso Quello importato è il vero problema»

A. T.

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Risaie in condizioni perfette e previsioni produttive eccezionali: questo era il quadro tracciato dai produttori di riso ferraresi fino alla fine di luglio poi, come spiega Massimo Piva, vicepresidente di Cia Ferrara e risicoltore, in un mese la situazione è completamente cambiata.

Produzione nella media

«Non voglio dire che sia una cattiva annata – spiega Piva – perché la produzione rimane nella media: parliamo di circa 60-65 quintali per ettaro per tutte le varietà, fatta eccezione per il Cameo che si attesta sui 70-75. Ma poteva essere una campagna con produzioni eccezionali». Invece i problemi sono arrivati con il caldo torrido di fine luglio e di agosto, che ha colpito il riso in piena spigatura, provocando aborti fiorali e un conseguente ritardo della raccolta. «Risultato, quantità inferiore, maggiore umidità dei risoni e costi di essiccazione più alti e l’unica cosa eccezionale di questa campagna è la qualità – continua Piva – e speriamo che il mercato premi le nostre varietà da interno: il trend appare positivo, anche perché a causa dell’emergenza sanitaria non ci sono grosse giacenze».

Ma parlando di mercato del riso occorre ribadire che ogni anno vi sono record d’importazioni a “costo zero” di riso, e come ricorda Pica «parliamo di varietà Indica ma anche i Tondi – i più coltivati in Italia – dai paesi esentati dal pagamento dei dazi, che invadono i nostri mercati abbassando i prezzi al di sotto dei costi di produzione». Un andamento economico che rischia di pregiudicare il futuro delle aziende risicole da Ferrara al Piemonte, «perché il prodotto straniero ha un prezzo inferiore, visto che in quelle zone il costo del lavoro non è paragonabile al nostro» il monito di Piva. A tutte queste difficoltà produttive vanno legati i problemi di clima e fitopatologie che si fatica a combattere: «Siamo di fronte ad un sistema che non premia una produzione di qualità come la nostra ribadisce Piva - , che peraltro si è rivelata indispensabile durante l’emergenza da Covid-19. Con le difficoltà a importare, ad esempio, sono state strategiche le nostre scorte per sopperire alla richiesta, in costante crescita. E se i risicoltori, ma anche i frutticoltori e i cerealicoltori, smettessero di produrre perché lavorano in perdita e un’azienda non può sopravvivere senza guadagnare? Cosa arriverebbe sulle nostre tavole in caso di blocco delle importazioni?» .

«Due domande – conclude Piva – che tutti, dalla politica ai consumatori, dovrebbero porsi. Perché non ci si può accorgere dell’importanza del nostro settore solo in emergenza. Gli agricoltori continuano a produrre anche in questa seconda ondata, per rifornire punti vendita». –

A. T.

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