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Settore pesca in crisi Novembre è già in rosso

o.p.

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Il nuovo peggioramento della situazione legata all’emergenza nel nostro Paese sta colpendo anche un settore molto importante della nostra provincia, la pesca.

Dopo la crisi della prima fase dell’emergenza, la pesca durante il periodo primavera-estate aveva ripreso bene, tant’è che i numeri lasciavano presagire - a crisi terminata - che il 2020 si sarebbe chiuso in termini di fatturato più o meno come il 2019. Invece, il settore si trova ad affrontare la seconda fase dell’emergenza e così, dopo un discreto mese di ottobre, dall’inizio di questo mese di novembre la vendita dei molluschi e, in particolare, quella delle vongole veraci è letteralmente crollata. Ora si esce in Sacca a pescare al massimo 1-2 volte la settimana, con quote basse. Probabilmente, per non dire sicuramente, anche il mese di dicembre (da sempre il migliore insieme ad agosto in termini di fatturato per le festività natalizie) vedrà un forte ridimensionamento, anche se non si possono fare previsioni.

Certo, al di là della crisi commerciale legata al Covid, il settore tiene e la Sacca con l’ultimazione dei lavori del progetto Life-Agree gode di ottima salute, ma la ripresa è naturalmente condizionata dalla situazione sanitaria, come nel resto in tutta Italia.

Stesse problematiche anche per la pesca in mare aperto, settore andato discretamente nel periodo primavera-estate, buoni i prezzi del pescato al mercato ittico, con moderata soddisfazione della piccola flotta (con una media di 6-7 pescherecci che escono in mare). Ma anche in questo caso il crollo è stato totale, un esempio su tutti, le canocchie, la specie di gran lunga più pescata, passata da una vendita di 10-12 euro e più al chilo, agli attuali 3-5 euro. —

o.p.

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