Si apre uno spiraglio di luce sull’antica nave romana
Il sindaco: «Abbiamo intenzione di portare finalmente avanti il restauro» Il Comune punta ad intercettare risorse dal Fondo di recupero o da altri bandi
COMACCHIO
Si risveglierà da un lungo letargo la nave romana Fortuna Maris, conservata da 31 anni, al buio, in un padiglione di Palazzo Bellini, in attesa di restauro. Punta infatti ad intercettare risorse dal Recovery fund il sindaco Pierluigi Negri, «attraverso un progetto che invertirà la rotta, tanto per ricorrere al linguaggio della navigazione – sottolinea il primo cittadino –, per un bene storico, che attende da troppo tempo di essere restituito alla collettività».
il percorso
«Cercheremo fondi europei – va avanti Negri –, sempre che non arrivino quelli del Recovery Fund». La vicenda è nota, anche se in parte ancora avvolta nel mistero, poiché ancora oggi non si conosce la causa per la quale una nave romana, di epoca augustea, di oltre 15 metri di lunghezza naufragò o si arenò lungo l’antico corso del Po, nell’attuale zona di Valle Ponti, per poi riaffiorare, con tutto il suo carico, nel 1981, durante i lavori di dragaggio di un canale collettore.
«Il nostro obiettivo è quello di far partire il restauro entro il 2021 – aggiunge il sindaco lagunare –, avviando un processo di musealizzazione, che permetterà ai comacchiesi e ai turisti di seguire da vicino i lavori. È un momento atteso da molti anni».
il fondi
I costi ingenti stimati per il recupero dello scafo, collocato dal 1989, all’interno di un controscafo in vetro-resina, in un’ala protetta ed inaccessibile di Palazzo Bellini sono all’origine della situazione di stallo che perdura sin dal ritrovamento dell’imbarcazione, tra le poche testimonianze di archeologia navale sopravvissute al tempo, al logorìo dovuto alla salsedine e ad altri agenti batterici ed atmosferici. I costi preventivati per il restauro della nave romana oscillano tra 1milione e200mila e un milione e mezzo di euro. Negri preme l’acceleratore sul progetto di recupero e musealizzazione dello scafo, a bordo del quale fu rinvenuto e recuperato, in gran parte integro, il carico commerciale, ora custodito al piano terra del Museo Delta Antico.
l’apertura
«Giovedì scorso – interviene l’assessore alla cultura e al turismo Emanuele Mari –, ho partecipato ad una videoconferenza, durante la quale la funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, Sara Campagnari, ha illustrato le varie fasi in cui si svilupperà il progetto di restauro. Le procedure d’appalto – va avanti Mari – sono gestite dalla Soprintendenza stessa, perché la nave romana, in quanto bene storico, è di proprietà dello Stato e non del Comune di Comacchio».
Nel sito archeologico di Santa Maria in Padovetere, in valle Pega, cinque anni fa, l’equipe di archeologi diretta da Mario Cesarano, ora in forze alla Soprintendenza archeologia della Campania, ha portato alla luce un’altra nave romana, in buono stato di conservazione ed in attesa di tornare a nuova vita. Dal Recovery fund potrebbero arrivare risposte e spunti progettuali. «Ritengo il restauro della nave romana di valle Ponti – conclude l’assessore Mari –, una occasione unica per implementare la crescita e l’offerta culturale della nostra città. Noi faremo certamente la nostra parte». —
KATIA ROMAGNOLi
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