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cronaca

Lupi a Campotto. L'esperta: «Non sono una minaccia, ma non lasciate avanzi fuori casa»

L’avvistamento del branco domenica sull’argine dell’Idice. L’esperta: niente paura, però meglio non dare confidenza 


22 aprile 2022 Samuele Govoni


CAMPOTTO. «Quei lupi non sono più pericolosi di quanto potrebbero esserlo dei cani lasciati liberi. Non sono affamati perché nella zona in cui vivono la selvaggina non manca, ma è bene evitare comportamenti confidenziali tipo lasciare cibo o avanzi fuori dalle porte di casa o rifiuti organici da loro raggiungibili. I lupi non si devono abituare a trovare cibo nei pressi delle abitazioni sennò si avvicineranno sempre e sempre più spesso».

I lupi a cui si riferisce Maria Luisa Zanni, responsabile della pianificazione faunistica per la Regione Emilia Romagna, sono i sette di Campotto. Due adulti e cinque cuccioli. I primi sono stati avvistati mesi fa nell’oasi e, dopo poche settimane, sono arrivati anche i piccoli. Domenica un cacciatore argentano si è trovato faccia a faccia col branco sull’argine dell’Idice, poco lontano dal centro abitato di Campotto (il video dell’incontro sul sito www.lanuovaferrara.it). La domanda al cacciatore, ma anche ad altri abitanti della frazione argentana è sorta spontanea: rappresentano una minaccia? La risposta è no, ma è bene adottare piccoli accorgimenti e precauzioni che possono fare la differenza. Soprattutto ora che si va verso l’inverno e il clima si fa più rigido. Zanni si occupa di lupi da anni. Studia i loro comportamenti, le loro abitudini, cerca di carpirne le usanze e conoscerne gli spostamenti.

«Sul finire degli anni Novanta del secolo scorso sono tornati in pianura. Fatta eccezione per il territorio Forlivese, dal quale non se ne sono mai veramente andati, i lupi hanno ricominciato a frequentare le zone pianeggianti della regione e nel corso dell’ultimo anno sono arrivati anche nell’Argentano», spiega. L’oasi di Campotto, area di circa 1.800 ettari appartenente al Parco del Delta del Po e gestita dalla Bonifica Renana, in breve tempo si è dimostrata un habitat ideale per i due animali che hanno poi deciso di stabilirvisi. Sono arrivati qui dalla montagna e dalla collina seguendo i corsi d’acqua e i caprioli, loro prede preferite. E hanno trovato nell’oasi una casa accogliente. «Di questo - dice Paolo Pini, direttore della Bonifica Renana - siamo felici, perché significa che abbiamo lavorato bene e trasformato una zona agricola in oasi, abbiamo dato un segnale importante per quanto riguarda la biodiversità».

«Spesso siamo proprio noi esseri umani a far perdere ai lupi il timore che per natura proverebbero nei nostri confronti. Non dobbiamo essere accondiscendenti. Ciò non significa - precisa - essere ostili o aggressivi, ma significa, appunto, non favorire il loro avvicinamento ai centri abitati». La prima cosa da fare, in caso si noti qualcosa di anomalo, è segnalare all’ente competente quanto visto. In ogni branco c’è sempre e solo una coppia che si riproduce, è dunque difficile pensare ad una moltiplicazione della specie a Campotto.

I lupi sono grandi camminatori e quando sono nella fase dell’accoppiamento possono spostarsi anche di cinquanta chilometri in una sola notte. E se passeggiando sull’argine o nell’oasi ci si dovesse imbattere in uno di loro? «Bisogna mantenere la calma, evitare di guardarlo negli occhi e, soprattutto, non scappare. L’animale - conclude l’esperta della Regione - non deve percepire la paura dell’uomo e non deve nemmeno avvertire la sua presenza come una minaccia, sennò si sentirà in dovere di difendersi. Se non si innesca un clima di sfida, dopo alcuni secondi riprenderà la sua strada». —


 

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