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Il “mistero” della nave romana L’ex sindaco: «Dite la verità»

KATIA ROMAGNOLI

La notizia del restauro del reperto archeologico non lascia indifferente Fabbri «La maggioranza getta fumo negli occhi: tutto era già stato programmato»

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COMACCHIO

Il restauro della nave romana Fortuna Maris, che secondo le previsioni del sindaco Pierluigi Negri potrebbe decollare grazie alle risorse del Recovery Found o attraverso finanziamenti europei, è un tema che non lascia indifferente l’ex sindaco lagunare, Marco Fabbri.

l’intervento

«Tanta confusione e fumo negli occhi per i comacchiesi, che invece hanno bisogno di conoscere lo stato dei fatti su un tema così delicato – interviene l’ex sindaco –; ad un attento lettore non sarà sfuggito che l’assessore comunale Emanuele Mari, di fatto, contraddice il proprio sindaco Negri, il primo raccontando la verità, ovvero che il recupero dello scafo non è di competenza comunale, il secondo gettando fumo negli occhi, promettendo di trovare fondi per partire con i lavori nel 2021, come se il Comune fosse il regista del restauro».

L’assessore alla cultura e al turismoMari, difatti, sabato scorso aveva confermato che nel corso di una videoconferenza, la funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, Sara Campagnari, aveva illustrato le fasi nel quale si svilupperà il progetto di restauro, della nave romana, portata alla luce nel 1981, durante il dragaggio di un canale collettore a Valle Ponti.

Per l’ex sindaco Fabbri, «entrambi, Mari e Negri, omettono di riferire la cosa più importante, ovvero che le risorse sono già state stanziate dal Ministero per il turismo e i beni culturali, grazie al ministro Dario Franceschini già nel 2015 e su forte sollecitazione dell’allora amministrazione Fabbri».

i tempi

«Ma i lavori partiranno nel 2021 – chiede l’ex primo cittadino –?; a quanto pare sì, ma non certo per merito del sindaco Negri».

Sul lungo letargo a cui l’imbarcazione mercantile, risalente al I secolo a.C., conservata dal 1989 in un padiglione di Palazzo Bellini, al buio e non accessibile al pubblico, esprime i propri interrogativi anche Giovanni Gelli, estensore della lettera con cui veniva comunicato il ritrovamento del bene storico, da parte del compianto Antonio Felletti Virgili. «Sono ormai trascorsi 39 anni – è l’amaro commento di Gelli, ora presidente della Consulta Popolare per il San Camillo e coordinatore di Cittadinanza Attiva e, all’epoca dei fatti, esponente del Gruppo archeologico comacchiese – e tutto tace, nonostante la nostra richiesta di accesso agli atti alla Soprintendenza di Bologna».

«A dicembre 2019 - aggiunge - la soprintendente Ambrosini ci ha comunicato di aver concesso una proroga, senza precisarci la durata, al tecnico incaricato del progetto esecutivo di restauro, ingegner Ceccarelli di Ravenna. Il progetto doveva essere consegnato nel novembre del 2019. La Soprintendenza dispone dal 2015 di un fondo dedicato al restauro di 500mila euro. Perché non ha documentato con un comunicato i motivi tecnici della proroga?». I dubbi non si fermano qui, perché Gelli chiede conto del ricorso all’Avvocatura dello Stato per rifondere i danni subiti dal controscafo in vetroresina, in cui è custodita la nave e che in origine perdeva acqua. —

KATIA ROMAGNOLI

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